![]() |
| "Libertà vo' cercando..." (Dante, Purgatorio, canto I, 71) |
cose che accadono, di poterle spiegare, di poterle giudicare e quindi di poterci rispondere.
Ognuno di noi ha la propria visione del mondo.
Una visione che si è fatta con l'esperienza, leggendo libri, ascoltando altri parlare o, soprattutto, guardando la loro vita.
Nessuna visione del mondo è giusta o sbagliata. Ma su questo si potrebbe molto discutere, poiché ci sono visioni del mondo che interagiscono pesantemente con la vita di chi ci sta intorno e possono portare a un danno per gli altri. Penso al razzismo, all'intolleranza verso l'altro (non solo verso una minoranza: siamo tutti la minoranza di qualcun altro), ai regimi politici dittatoriali, ecc. .
E c'è un concetto, strettamente legato alla visione del mondo, che è quello della libertà.
Oggi vorrei riflettere con voi sulla pericolosità della libertà.
La libertà è pericolosa perché costringe a mettere continuamente alla prova la propria visione del mondo.
Siamo infatti continuamente chiamati a navigare nel mare del mondo, lontano dalla terra ferma.
Questo ci da' sicuramente la vertigine di poter andare, intellettualmente e spiritualmente, dove vogliamo, senza che nessuno ci possa mettere paletti. Possiamo, cioè, anche contestare le idee di chi fino ad un attimo prima consideravamo maestro, perché abbiamo riflettuto con la nostra testa e abbiamo capito che le sue idee non ci aiutano più a leggere la realtà come vorremmo.
Attenzione! Non sto dicendo che dobbiamo cambiare idea ad ogni soffio di vento (quando si dice: esser banderuole...), cioè ad ogni nuova idea che ci si pone davanti solo perché ci stuzzica intellettualmente.
Resta sempre il principio della visione che abbiamo del mondo e della vita: a meno di non trovarci di fronte ad una illuminazione vera e propria, ogni scelta deve essere fatta nell'alveo del fiume in cui abbiamo scelto di navigare.
Ma può capitare che tutto ad un tratto arrivi l'incontro con una persona, un libro, un film, che ci cambia la vita. E ben vengano gli stravolgimenti intellettuali, spirituali, psicologici, se ci danno maggiore serenità d'animo e di giudizio.
Ma la libertà, dicevo, è pericolosa, perché ci costringere a stare sempre sul pezzo, sempre vigili per essere pronti ad affrontare nuove navigazioni.
Per questo l'uomo ha quella che Nietzcshe chiama "la nostalgia della terra": la libertà ci porta sempre a correre, a seguire la vita, a tuffarcisi dentro; ma ci sono momenti in cui siamo stanchi e sentiamo il bisogno di andare sulla terra ferma, per ripararci da questo moto continuo, da questa continua responsabilità di scegliere con scienza e coscienza, come suol dirsi.
E questi sono i momenti peggiori, quelli in cui siamo preda del pericolo di lasciarci trascinare da cattivi maestri, quelli che ci mettono su un vassoio d'argento le risposte già pronte, allettanti, rassicuranti. Quelle per cui non devi pensare, ma solo accettare.
E se questo placa la nostra angoscia di dover agire secondo responsabilità, ci rende però schiavi di chiunque ci voglia imporre una dogmatica verità.
Essere chiamati a libertà significa essere chiamati a responsabilità.
Che sia questa la fatica di essere uomini?
Io piango coloro i quali, per non affrontare il mare aperto delle scelte responsabili, preferiscono all'emozione della libertà la calma stagnante della schiavitù.
Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)


