Visualizzazione post con etichetta rinascimento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rinascimento. Mostra tutti i post

lunedì 1 marzo 2021

Io contesto (II). Appunti.

Io contesto la riduzione dell'uomo a massa, addomesticabile e uniformante,
creatrice di zombie sbavanti e/o di mostri eterocondotti.
Io contesto, perciò, ogni idea filosofica e politica che metta la massa sopra l'individuo, che giudichi la persona incapace di vita propria.
Io contesto non la scienza ma lo scientismo, che vuole spiegare con numeri, rette e angoli i moti dell'anima e gli slanci del cuore.
Io contesto coloro che per non confessare la confusione del proprio uomo interiore, con la quale vogliono confondere l'altro uomo, cambiano il significato delle parole perché non sanno (e non vogliono) chiamare le cose col proprio nome. Perché non hanno il coraggio (o la forza e la capacità?) di ammettere che l'impalcatura del proprio pensiero è debole, sul punto di crollare.
Io non contesto loro di avere un pensiero altro, diverso; ma di non voler fare un passo avanti e smetterla di dire che ciò che si conosce da sempre con un nome, un termine, non ha ora lo stesso contenuto.
Altrimenti diventa un gioco al massacro.
Ogni realtà è descritta da una parola, e dietro ogni parola c'è una realtà.
Se cambia la realtà (o il significato che ad essa si da') bisogna avere il coraggio e l'onestà di cambiare anche la parola che la descrive. È semplice logica.
Vedi una realtà diversa dietro parole usate da secoli? Famiglia, paternità, maternità?
Abbi la forza, la capacità e l'onestà intellettuale di dargli anche un nome diverso.
Cresci.
Ma non alle spalle di qualcun altro. 

(Per un uso consapevole della tua mente, comincia con l'usarla. Il resto verrà da sé.)

 

Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)

lunedì 22 febbraio 2021

Passione e conoscenza: per crescere da uomini

Che fine hanno fatto i gilet gialli?
E i gilet arancioni?
E le sardine?
Che fine hanno fatto i giovani d'oggi? I millenial?
Siamo la società dello spritz e della pizza, della piadina al volo e del cinese.
La maggiore preoccupazione tra i nostri giovani per questa pandemia è che bar e ristoranti sono chiusi e non possono socializzare. Qualunque cosa voglia dire socializzare
Non ho sinceramente ancora sentito un ventenne lamentarsi della chiusura di cinema, teatri, musei.
Per la carità: ce ne saranno certamente!
Ma la percezione, da uomo della strada, è quella: abbiamo messo al mondo giovani che non hanno passioni.
Certo la colpa è sicuramente anche di noi che le passioni non abbiamo saputo trasmettergliele.
Ecco: la trasmissione.
Spesso mi chiedo: se la tecnologia ha messo in mano all'uomo una quantità (non sempre una qualità) di informazioni enorme, spropositato, a volte pericoloso, come mai la società odierna va precipitosamente verso il baratro dell'ignoranza crassa invece che verso una stagione di progresso condiviso?
Per essere pratici: perché in prima serata spopolano Barbara D'Urso e Maria De Filippi e non l'edizione di un'opera teatrale? O un documentario sulla vita dei popoli andini e/o sulle scoperte archeologiche (fatta salva la presenza della famiglia Angela; ma anche lì non ci sarebbe partita se messe a confronto le due proposte televisive in contemporanea).
In parola spiccie: perché più abbiamo tutto sotto mano e meno cresciamo culturalmente?
Io la penso così, ditemi se siete d'accordo:
- avere conoscenza di qualcosa (in ogni campo e a qualsiasi livello) richiede che poi la persona si impegni a trarne delle conseguenze.
Se conosco la carta dei diritti dell'uomo, devo poi mettere in pratica quei 30 articoletti.
Se conosco il codice della strada, lo devo rispettare.
Se so che una donna (un bambino, un disabile, un anziano), è un essere umano come me, devo trarne le conseguenze nelle mie azioni quotidiane: non posso fare il bullo.
Se so che c'è vita anche in un 'grumo di cellule' appena concepito, devo...
Eccetera eccetera.
- conoscere è (anche) avere responsabilità.
Ma se tutte queste cose le lascio fuori dalla porta della mia mente volontariamente, posso fare quel che mi pare, non mi sento responsabile delle mie azioni.
- conoscere richiedere poi il tempo della riflessione: approfondire, applicare, capirne i meccanismi e le motivazioni.
La storia dell'uomo è un continuum di scoperte, deduzioni, approfondimenti. E noi godiamo i frutti di questo processo.
Ma se ci fermiamo alla sola conclusione finale, siamo macchine che applicano processi già fatti da qualcun altro.
Ci manca, in questo caso, la possibilità di capire il perché di una cosa; e quindi anche la possibilità di criticarla, di modificarla, di renderla migliore.
 

 
Abbiamo così eliminato la differenza tra l'uomo, che è capace di andare al di là del proprio territorio, e un animale che invece si ferma a ciò che trova nelle vicinanze e che si affida al suo solo istinto.
Tanto per fare un esempio: a nessun cane verrebbe mai in mente di andare su Marte per cercare segni di vita e la possibilità di viverci per l'uomo. Poi possiamo essere d'accordo o meno sul fatto che abbiamo così tante cose da risolvere sulla terra che questi viaggi sono una perdita di tempo, danaro e risorse umane. Ma anche per fare un ragionamento del genere abbiamo bisogno di elevarci dallo stato animale.
Mi chiederete, giustamente, cosa c'entra il discorso sulla passione con cui ho iniziato il post, con la volontà di conoscere con cui sto concludendo.
Per me c'è attinenza, perché avere una passione significa proprio interessarsi a qualcosa che sappiamo può darci dei benefici (a qualsiasi livello). E se ci interessiamo vuol dire che abbiamo conosciuto.
 
I gilet gialli o arancioni, le sardine, sono stati spazzati via dalla pandemia.
La figura di Antigone, invece, resta sempre viva, ci si può abbeverare a ciò che lei rappresenta in ogni istante.

Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)

 
 


sabato 6 febbraio 2021

Mi ricordo! Sì, ma cosa? E Come? Tra storia e memoria, per riflettere.

Ricordiamo tutti il film di Benigni La vita è bella.
E ricordiamo di come alla fine arrivano gli americani e liberano tutti quelli che erano nel campo di concentramento. E rimarrà per sempre il ricordo di questi soldati a stelle e strisce che entrano trionfalmente ad Auschwitz (e negli altri campi) a porre simbolicamente fine al Terzo Reich e al nazismo. Questa è la memoria.
Poi c'è la storia. Che dice che furono i russi ad entrare ad Auschwitz e a liberare quegli uomini.
Ma i russi erano i cattivi, i comunisti nemici degli americani e dei loro alleati.
Così la memoria ha semplicemente cambiato la storia.
Un altro esempio.
Mio padre mi raccontava di come durante la seconda guerra mondiale la sua famiglia si era rifugiata in campagna e di come una volta fu costretto a buttarsi in un gallinaio perché da un aereo tedesco sparavano raffiche di mitra che lo sfioravano; questa è storia.
Ma quando mi raccontava che quei colpi venivano dai tedeschi che stavano dando l'ultimo colpo di coda dopo la caduta del fascismo, mio zio, fascista fino alle midolla, diceva che quelle raffiche di mitra servivano ai leggittimi occupanti nazisti per cercare di stanare i partigiani e gli americani sbarcati in Sicilia.
E così ecco che ancora una volta la memoria ha letto la storia a proprio uso e consumo.
Questo per dire che non può esistere una memoria condivisa, perché la memoria è come gli uomini vedono le cose, da quale punto di vista e perché.
Il nostro tempo è il tempo che vuole (vorrebbe) recuperare la memoria delle cose, del passato, ma spesso non si rende conto che non sta ricordando ciò che è successo per evitare gli errori commessi (come dovrebbe essere ogni racconto storico), ma sta dando un giudizio sulla storia.
È normale che se dico che il nazismo, il fascismo, il comunismo sono state (e ancora in qualche parte del mondo lo sono) dittature feroci e crudeli dico una cosa vera; ma rimane pur sempre un giudizio, dato col senno di poi.
Penso che tutti abbiamo ascoltato racconti di uomini qualunque, della strada, che raccontano di come il fascismo era bello, di come tutto funzionasse alla perfezione. Chi non conosce la frase: quando c'era LVI i treni arrivavano in orario!
Per rimanere in tema di ricordi, mio nonno (di cui io porto il nome) fu mandato al confino per 5 anni in una zona insalubre della Calabria perché pur essendo un dirigente locale delle FFSS non volle iscriversi al fascismo.
Al ritorno dal confino si sposò, ebbe dei figli, mantenne il posto e... senza nessuna sollecitazione (o punizione) ulteriore dopo qualche anno divenne addirittura ronda notturna fascista.
Allora mi chiedo: come dovrei narrare io questa storia? Dovrei fare memoria del nonno che va al confino pur di non aderire al fascismo o ricordare il nonno che faceva le ronde notturne?
Dobbiamo stare molto attenti a quando, in nome di un politicamente corretto, etichettiamo cose e persone con il senno del nostro tempo.
Ancora una volta: dobbiamo distinguere la memoria dalla storia, perché altrimenti ci costruiremo (e lasceremo ai posteri) una storia che non c'è, una realtà mai veramente esistita.
E una società che si costruisce su queste basi non ha radici.
 
Ogni volta che celebriamo (o si decide di fare) una giornata della memoria per ... -mettete un po' voi, ricordiamo che non stiamo rendendo un servizio alla storia ma stiamo dando un giudizio su di essa; da qualunque parte la prendiamo.
Anche questo post, si inserisce sempre in quel progetto che vado pian piano costruendo sul senso di un nuovo rinascimento.
 
N.B.: con questo post non voglio assolutamente sposare le tesi di negazionisti o nazifascisti. Metto solo un po' di carne al fuoco per discutere.


Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)

giovedì 4 febbraio 2021

3, 2,1... (ri)partenza! Del covid e delle cose della vita.

"Veduta di città ideale" attribuita a Leon Battista Alberti, 1480-1490
Il Covid19, di cui siamo ancora in piena pandemia, ha rappresentato uno
spartiacque.
I libri di storia parleranno di un prima covid e dopo covid, perché la sua funesta presenza in mezzo a noi ha modificato spesso radicalmente le nostre abitudini di vita.
Chissà ancora per quanto tempo non riusciremo, ad esempio, ad abbracciare i nostri cari senza avere un fremito di paura; o faremo spazio sul marciapiede a chi ci viene incontro.
E tutti ci siamo chiesti come sarà il dopo.
Ricorderete sicuramente l'#andràtuttobene con cui riempivamo le nostre finestre o i nostri post sui social.
Eppure da questi primi momenti in cui stiamo ragionando già (purtroppo!) come chi è fuori dal dramma, ci siamo resi conto che tutto non può tornare come prima.
Ma forse è anche meglio che tutto non torni come prima. 
Prima del covid19 i nostri pensieri erano rivolti ad altri problemi: i cambiamenti climatici, la povertà (assoluta: di miliardi di persone del terzo e quarto mondo; relativa: nelle nostre società opulente), le migrazioni causate da guerre e miseria, la pace...
E tutto era fermo ad analisi della situazione, a proteste più o meno veementi, a show estemporanei di personaggi forse in cerca di un momento di notorietà. Ma niente, proprio niente, si è mosso in una qualunque direzione possibile.
Insomma lo status quo ha regnato finora sovrano.
Ora la pandemia non ha di certo risolto quei problemi, ma li ha semplicemente fatti mettere mediaticamente da parte in attesa di ridarceli più drammatici ed essenziali di prima.
Io sono solo Tim, il guiscardo, un uomo della strada con una vita social (una 30ina di contatti su twitter e altrettanti su facebook; ma con una risposta che rasenta lo zero) da fare invidia, forse!, solo allo scarafaggio di Franz Kafka, ma nonostante tutto ho un mio pensiero, una mia idea.
E la mia idea è questa; non sarà originale ma prendetela per quel che è.
Abbiamo bisogno di una nuova epoca di rinascita.
Non possiamo continuare ad affrontare le sfide dell'umanità come abbiamo fatto finora, per il semplice fatto che le soluzioni che abbiamo trovate hanno peggiorato e non migliorato le cose.
Non parlo, attenzione, dei progressi scientifici che ci hanno portato a debellare malattie che nei secoli passati hanno falcidiato l'umanità.
Non parlo delle invenzioni che permettono ora di far vedere e sentire uomini che sono nati ciechi e sordi.
Ma parlo, ad esempio, di un modo di fare collettività che non permette a tutti di guarire dalle malattie e di iniziare a vedere e sentire.
L'illuminismo ha dato lo slancio alla scienza e alla ricerca (che sono indipendenti dal modo di gestire la res pubblica e quella privata) ma ha avuto anche una colpa: distruggere le radici dell'umanità.
L'illuminismo, visti i risultati a più di 200 anni di distanza, non ha messo l'uomo al centro dell'universo -come si era proposto- ma l'ha semplicemente mandato allo sbando.
L'uomo è diventato metro e fine a sé stesso.
Ma quale uomo? Esiste un uomo o esistono miliardi di uomini?
Noi non siamo una massa, non siamo il popolo.
Noi siamo individui, persone.
Abbiamo perciò bisogno di una nuova risposta, se vogliamo affrontare le sfide che abbiamo accantonato per la pandemia. E che nel frattempo hanno acquistato cento volte tanto in forza e virulenza proprio a causa del covid.
La tecnologia, che in sé è positiva e indispensabile, sta scalzando l'uomo dal trono che lui stesso si è costruito spinto dall'illuminismo. O meglio: chi ha in mano l'utilizzo della tecnologia sta riducendo in schiavitù chi non vi ha accesso.
Aver posto l'uomo al centro di tutto, lo ripeto, lo ha fatto diventare preda di un delirio di onnipotenza che ha fatto perdere il senso del 'tu', del 'noi'.
Solo la cultura può riportare la coscienza di essere 'comunità' e ridare forza e strumenti per far rinascere l'umanità.
Ciò che è accaduto nel rinascimento, che ha riportato l'uomo al centro dell'orizzonte culturale, filosofico, scientifico, spirituale, ma senza abbattere la sua storia, le sue radici.
Mi fermo qui, per ora, come fosse una prima parte, un'introduzione.
E aspetto i vostri commenti, graditi come sempre, perché i vostri commenti metteranno sicuramente sempre più carne al fuoco.
È vero che noi (io, voi e forse lo scarafaggio di Kafka) non cambieremo il mondo, ma potremmo rendere più vivibile quel pezzetto di terra che abitiamo.
Questo brano parla di ripartenza. Francesco Di Giacomo (che Dio l'abbia in gloria!) e il Banco ci raccontano la storia di un soldato che torna a Stalingrado...
 

 


Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)