E i gilet arancioni?
E le sardine?
Che fine hanno fatto i giovani d'oggi? I millenial?
Siamo la società dello spritz e della pizza, della piadina al volo e del cinese.
La maggiore preoccupazione tra i nostri giovani per questa pandemia è che bar e ristoranti sono chiusi e non possono socializzare. Qualunque cosa voglia dire socializzare.
Non ho sinceramente ancora sentito un ventenne lamentarsi della chiusura di cinema, teatri, musei.
Per la carità: ce ne saranno certamente!
Ma la percezione, da uomo della strada, è quella: abbiamo messo al mondo giovani che non hanno passioni.
Certo la colpa è sicuramente anche di noi che le passioni non abbiamo saputo trasmettergliele.
Ecco: la trasmissione.
Spesso mi chiedo: se la tecnologia ha messo in mano all'uomo una quantità (non sempre una qualità) di informazioni enorme, spropositato, a volte pericoloso, come mai la società odierna va precipitosamente verso il baratro dell'ignoranza crassa invece che verso una stagione di progresso condiviso?Per essere pratici: perché in prima serata spopolano Barbara D'Urso e Maria De Filippi e non l'edizione di un'opera teatrale? O un documentario sulla vita dei popoli andini e/o sulle scoperte archeologiche (fatta salva la presenza della famiglia Angela; ma anche lì non ci sarebbe partita se messe a confronto le due proposte televisive in contemporanea).
In parola spiccie: perché più abbiamo tutto sotto mano e meno cresciamo culturalmente?
Io la penso così, ditemi se siete d'accordo:
- avere conoscenza di qualcosa (in ogni campo e a qualsiasi livello) richiede che poi la persona si impegni a trarne delle conseguenze.
Se conosco la carta dei diritti dell'uomo, devo poi mettere in pratica quei 30 articoletti.
Se conosco il codice della strada, lo devo rispettare.
Se so che una donna (un bambino, un disabile, un anziano), è un essere umano come me, devo trarne le conseguenze nelle mie azioni quotidiane: non posso fare il bullo.
Se so che c'è vita anche in un 'grumo di cellule' appena concepito, devo...
Eccetera eccetera.
- conoscere è (anche) avere responsabilità.
Ma se tutte queste cose le lascio fuori dalla porta della mia mente volontariamente, posso fare quel che mi pare, non mi sento responsabile delle mie azioni.
- conoscere richiedere poi il tempo della riflessione: approfondire, applicare, capirne i meccanismi e le motivazioni.
La storia dell'uomo è un continuum di scoperte, deduzioni, approfondimenti. E noi godiamo i frutti di questo processo.
Ma se ci fermiamo alla sola conclusione finale, siamo macchine che applicano processi già fatti da qualcun altro.
Ci manca, in questo caso, la possibilità di capire il perché di una cosa; e quindi anche la possibilità di criticarla, di modificarla, di renderla migliore.
Abbiamo così eliminato la differenza tra l'uomo, che è capace di andare al di là del proprio territorio, e un animale che invece si ferma a ciò che trova nelle vicinanze e che si affida al suo solo istinto.
Tanto per fare un esempio: a nessun cane verrebbe mai in mente di andare su Marte per cercare segni di vita e la possibilità di viverci per l'uomo. Poi possiamo essere d'accordo o meno sul fatto che abbiamo così tante cose da risolvere sulla terra che questi viaggi sono una perdita di tempo, danaro e risorse umane. Ma anche per fare un ragionamento del genere abbiamo bisogno di elevarci dallo stato animale.
Mi chiederete, giustamente, cosa c'entra il discorso sulla passione con cui ho iniziato il post, con la volontà di conoscere con cui sto concludendo.
Per me c'è attinenza, perché avere una passione significa proprio interessarsi a qualcosa che sappiamo può darci dei benefici (a qualsiasi livello). E se ci interessiamo vuol dire che abbiamo conosciuto.
I gilet gialli o arancioni, le sardine, sono stati spazzati via dalla pandemia.
La figura di Antigone, invece, resta sempre viva, ci si può abbeverare a ciò che lei rappresenta in ogni istante.
Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)

