Covid19, poiché entrambi hanno sollevato i temi "Unione Europea" e dicotomia statalismo/privatizzaione.
Non voglio avventurarmi in considerazioni su temi e argomenti che non conosco bene, tanto per 'dire la mia' ad ogni costo; per non fare perciò la figura del 90% dei nostri politici, che trovano interessante il fatto che se aprono la bocca ne escano suoni più o meno articolati.
Certamente questa UE non è quella che avevano immaginato Rossi, Colorni e Spinelli col loro Manifesto di Ventotene; o Churchill (proprio un UK, i cui discendenti hanno combattuto per la Brexit!) che voleva fortemente gli Stati Uniti d'Europa; o De Gasperi, Schumann, Spaak, Adenauer... .
Troppa economia, poca persona al centro.
Ma questo è l'andazzo della società mondiale degli ultimi 100 anni.
Viviamo ancora in piena lotta tra capitalismo e marxismo e, com'è naturale, questo non aiuta a vedere il centro del problema: il mondo è fatto di persone non di classi sociali. Finché mettiamo al centro una classe sociale o un'altra, finché ragioneremo per contrapposizioni di gruppi, l'uomo nella sua integrità non verrà mai fuori.
Io sono un europeista convinto, ma quest'Europa posso sopportarla solo 'tappandomi il naso', come si diceva una volta, con l'auspicio che presto ci sia qualcuno capace di raddrizzare le cose, di farle tornare all'idea originaria. Ma ci vorrebbe qualcuno (inteso come gruppo, politico o no) che dia una spinta bella forte per il cambiamento; naturalmente con un ritorno ai pilastri di fondazione di cui ho parlato sopra.
E siamo al cane che si morde la coda: una società che è ormai indirizzata su determinati binari, può produrre un'idea forte che scombussoli lo status quo? Chi potrebbe e dovrebbe farlo?
Lo stesso discorso lo farei sul discorso di 'statalismo' - 'privatizzazione'. C'è bisogno di una via di mezzo che parta dai bisogni delle persone.
È un'utopia? certamente! Almeno in questa società.
Questo è anche il senso del mio discorso di ieri sul Covid19: la crisi umana e sociale avrebbe dovuto darci tempo e opportunità di fermarci a riflettere sulla situazione, sui disastri fatti dalla politica e dall'economia negli ultimi 50 anni. E invece ci siamo cullati in una specie di sonno indotto durato un paio di mesi lo scorso anno tra marzo e maggio, e quando siamo usciti abbiamo detto: ... e ora godiamoci tutto quello che non abbiamo fatto finora.
Vedere gente che gozzoviglia -con la quasi certezza di trasmettere ancora il virus- in spregio a chi sta morendo in una terapia intensiva, solo perché deve dimostrare di essere superiore (ma a cosa e a chi?) è per me la riprova che il covid19 è stato (anche) un'occasione persa per rimetterci in carreggiata. Senza dubbio perché le basi mancavano già da prima: come fai a desiderare una cosa se non sai che esista? Coma fai a capire che urge invertire la rotta, se non ti rendi conto che la rotta è sbagliata?
E se provassimo semplicemente a partire non dalla fine, cioé dalla risposta, ma dall'inizio, cioé dalla domanda? Se provassimo a chiederci: che rotta vogliamo dare alla nostra vita? alla nostra società?
Come lo vediamo il nostro mondo del futuro?
Sono le parole di un visionario, lo so. Ma io non sono chiamato, grazie a Dio!, a risolvere i problemi.
Sono chiamato solamente a governare la mia vita. E neanche quello, in verità, perché la mia vita l'ho messa nelle mani di Dio.
Ed è proprio la mia fede in Dio a dirmi che in ogni cosa le persone, le loro vite, la qualità della loro vita, devono essere al centro di ogni progetto.
Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)


