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lunedì 22 febbraio 2021

Passione e conoscenza: per crescere da uomini

Che fine hanno fatto i gilet gialli?
E i gilet arancioni?
E le sardine?
Che fine hanno fatto i giovani d'oggi? I millenial?
Siamo la società dello spritz e della pizza, della piadina al volo e del cinese.
La maggiore preoccupazione tra i nostri giovani per questa pandemia è che bar e ristoranti sono chiusi e non possono socializzare. Qualunque cosa voglia dire socializzare
Non ho sinceramente ancora sentito un ventenne lamentarsi della chiusura di cinema, teatri, musei.
Per la carità: ce ne saranno certamente!
Ma la percezione, da uomo della strada, è quella: abbiamo messo al mondo giovani che non hanno passioni.
Certo la colpa è sicuramente anche di noi che le passioni non abbiamo saputo trasmettergliele.
Ecco: la trasmissione.
Spesso mi chiedo: se la tecnologia ha messo in mano all'uomo una quantità (non sempre una qualità) di informazioni enorme, spropositato, a volte pericoloso, come mai la società odierna va precipitosamente verso il baratro dell'ignoranza crassa invece che verso una stagione di progresso condiviso?
Per essere pratici: perché in prima serata spopolano Barbara D'Urso e Maria De Filippi e non l'edizione di un'opera teatrale? O un documentario sulla vita dei popoli andini e/o sulle scoperte archeologiche (fatta salva la presenza della famiglia Angela; ma anche lì non ci sarebbe partita se messe a confronto le due proposte televisive in contemporanea).
In parola spiccie: perché più abbiamo tutto sotto mano e meno cresciamo culturalmente?
Io la penso così, ditemi se siete d'accordo:
- avere conoscenza di qualcosa (in ogni campo e a qualsiasi livello) richiede che poi la persona si impegni a trarne delle conseguenze.
Se conosco la carta dei diritti dell'uomo, devo poi mettere in pratica quei 30 articoletti.
Se conosco il codice della strada, lo devo rispettare.
Se so che una donna (un bambino, un disabile, un anziano), è un essere umano come me, devo trarne le conseguenze nelle mie azioni quotidiane: non posso fare il bullo.
Se so che c'è vita anche in un 'grumo di cellule' appena concepito, devo...
Eccetera eccetera.
- conoscere è (anche) avere responsabilità.
Ma se tutte queste cose le lascio fuori dalla porta della mia mente volontariamente, posso fare quel che mi pare, non mi sento responsabile delle mie azioni.
- conoscere richiedere poi il tempo della riflessione: approfondire, applicare, capirne i meccanismi e le motivazioni.
La storia dell'uomo è un continuum di scoperte, deduzioni, approfondimenti. E noi godiamo i frutti di questo processo.
Ma se ci fermiamo alla sola conclusione finale, siamo macchine che applicano processi già fatti da qualcun altro.
Ci manca, in questo caso, la possibilità di capire il perché di una cosa; e quindi anche la possibilità di criticarla, di modificarla, di renderla migliore.
 

 
Abbiamo così eliminato la differenza tra l'uomo, che è capace di andare al di là del proprio territorio, e un animale che invece si ferma a ciò che trova nelle vicinanze e che si affida al suo solo istinto.
Tanto per fare un esempio: a nessun cane verrebbe mai in mente di andare su Marte per cercare segni di vita e la possibilità di viverci per l'uomo. Poi possiamo essere d'accordo o meno sul fatto che abbiamo così tante cose da risolvere sulla terra che questi viaggi sono una perdita di tempo, danaro e risorse umane. Ma anche per fare un ragionamento del genere abbiamo bisogno di elevarci dallo stato animale.
Mi chiederete, giustamente, cosa c'entra il discorso sulla passione con cui ho iniziato il post, con la volontà di conoscere con cui sto concludendo.
Per me c'è attinenza, perché avere una passione significa proprio interessarsi a qualcosa che sappiamo può darci dei benefici (a qualsiasi livello). E se ci interessiamo vuol dire che abbiamo conosciuto.
 
I gilet gialli o arancioni, le sardine, sono stati spazzati via dalla pandemia.
La figura di Antigone, invece, resta sempre viva, ci si può abbeverare a ciò che lei rappresenta in ogni istante.

Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)

 
 


sabato 16 gennaio 2021

La persona al centro. Non siamo una X nel ciclo dell'azoto...

Con questo post voglio rispondere ai commenti degli amici Ariano e Nick al mio pezzo di ieri sul 
Covid19, poiché entrambi hanno sollevato i temi "Unione Europea" e dicotomia statalismo/privatizzaione.
Non voglio avventurarmi in considerazioni su temi e argomenti che non conosco bene, tanto per 'dire la mia' ad ogni costo; per non fare perciò la figura del 90% dei nostri politici, che trovano interessante il fatto che se aprono la bocca ne escano suoni più o meno articolati.
Certamente questa UE non è quella che avevano immaginato Rossi, Colorni e Spinelli col loro Manifesto di Ventotene; o Churchill (proprio un UK, i cui discendenti hanno combattuto per la Brexit!) che voleva fortemente gli Stati Uniti d'Europa; o De Gasperi, Schumann, Spaak, Adenauer... .
Troppa economia, poca persona al centro.
Ma questo è l'andazzo della società mondiale degli ultimi 100 anni.
Viviamo ancora in piena lotta tra capitalismo e marxismo e, com'è naturale, questo non aiuta a vedere il centro del problema: il mondo è fatto di persone non di classi sociali. Finché mettiamo al centro una classe sociale o un'altra, finché ragioneremo per contrapposizioni di gruppi, l'uomo nella sua integrità non verrà mai fuori.
Io sono un europeista convinto, ma quest'Europa posso sopportarla solo 'tappandomi il naso', come si diceva una volta, con l'auspicio che presto ci sia qualcuno capace di raddrizzare le cose, di farle tornare all'idea originaria. Ma ci vorrebbe qualcuno (inteso come gruppo, politico o no) che dia una spinta bella forte per il cambiamento; naturalmente con un ritorno ai pilastri di fondazione di cui ho parlato sopra.
E siamo al cane che si morde la coda: una società che è ormai indirizzata su determinati binari, può produrre un'idea forte che scombussoli lo status quo? Chi potrebbe e dovrebbe farlo?
Lo stesso discorso lo farei sul discorso di 'statalismo' - 'privatizzazione'. C'è bisogno di una via di mezzo che parta dai bisogni delle persone.
È un'utopia? certamente! Almeno in questa società.
Questo è anche il senso del mio discorso di ieri sul Covid19: la crisi umana e sociale avrebbe dovuto darci tempo e opportunità di fermarci a riflettere sulla situazione, sui disastri fatti dalla politica e dall'economia negli ultimi 50 anni. E invece ci siamo cullati in una specie di sonno indotto durato un paio di mesi lo scorso anno tra marzo e maggio, e quando siamo usciti abbiamo detto: ... e ora godiamoci tutto quello che non abbiamo fatto finora.
Vedere gente che gozzoviglia -con la quasi certezza di trasmettere ancora il virus- in spregio a chi sta morendo in una terapia intensiva, solo perché deve dimostrare di essere superiore (ma a cosa e a chi?) è per me la riprova che il covid19 è stato (anche) un'occasione persa per rimetterci in carreggiata. Senza dubbio perché le basi mancavano già da prima: come fai a desiderare una cosa se non sai che esista? Coma fai a capire che urge invertire la rotta, se non ti rendi conto che la rotta è sbagliata?
E se provassimo semplicemente a partire non dalla fine, cioé dalla risposta, ma dall'inizio, cioé dalla domanda? Se provassimo a chiederci: che rotta vogliamo dare alla nostra vita? alla nostra società?
Come lo vediamo il nostro mondo del futuro?
Sono le parole di un visionario, lo so. Ma io non sono chiamato, grazie a Dio!, a risolvere i problemi.
Sono chiamato solamente a governare la mia vita. E neanche quello, in verità, perché la mia vita l'ho messa nelle mani di Dio.
Ed è proprio la mia fede in Dio a dirmi che in ogni cosa le persone, le loro vite, la qualità della loro vita, devono essere al centro di ogni progetto.



Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)
 

mercoledì 11 novembre 2015

Non ci sono più i minuti di una volta...

Banco del Mutuo Soccorso, chi? Ma come: chi!?
Lo sapevate che in 43 anni abbiamo vissuto 26 minuti in più?
Ho scoperto questa cosa per cui c'è qualcuno che dal 1972 ad oggi ha allungato, negli anni, per 26 volte un minuto fino a farlo diventare due.
Non so' perché, se c'è un motivo scientifico (ma se c'è va pronunciato come lo farebbe Gassman ne "I soliti ignioti"!) o semplicemente perché questi del National institutes of standards and technology hanno tirato a sorte e hanno deciso così.
Voi lo sapevate? 
Io no. A ripensarci, un po' mi sento preso in giro; un po' invece mi sento arretrato a pensare che succedono di queste cose e io non lo so'.
In realtà mi sento inadeguato in un mucchio di cose.
Se voglio acquistare un auto ormai devo sapere che posso scegliere tra fari allo xeno e allo bixeno; devo sapere cos'è l'ABS, l'Electric e il Sight & Light Pack, l' Ambient Light, il
Cruise control, e potrei continuare all'infinito.

Se vado a comprare un telefono cellulare (che è come quello di casa ma è senza filo e me lo posso portare anche a spasso) mi chiedono se lo voglio Quad Band o Quad Core, IPS LCD o AMOLED... 
E via così per ogni oggetto di uso quotidiano.
Io non sono proprio vecchio, ho 'solo' 55 anni che visti da un ventenne saranno pure un'enormità, ma dal mio punto di vista sono gli anni che ho vissuto, barcamenandomi tra periodi di frizzante esuberanza e altri di più pacata riflessione, mettiamola così.
E poi mi parlano di cloud, dove posso mettere tutte le mie fotografie senza limiti di spazio. Ma cos'è? chiedo. Una nuvola, mi risponde il nipotino di 10 anni. Come: una nuvola? e le mie foto stanno su una nuvola? dico. Ma sì, è un posto in cielo dove ci sono tutte le cose che tu metti; hai visto quanto spazio c'è in cielo! risponde. Ma una volta le foto si mettevano negli album per le foto e noi a casa le sfogliavamo quando fuori pioveva, d'inverno, quando in tv non era l'orario dei cartoni. Dico io. Ma ci sono sempre i cartoni in tv, vai su Boing o Cartoonito! risponde lui. 
Non è che voglia fare la figura del troglodita, qualcosina capisco anch'io, altrimenti non sarei qui a sbattere su questi tasti e a raccontarvi queste cose.
Ma è come se ad un certo punto avessi smesso di stare al passo coi tempi, come se il mio cervello si fosse saturato e rifiutato di assobire ancora 'cose'.
Io ho 'conosciuto' Kant, Hegel, Schopenauer, Croce; mi sono abbeverato alle loro opere. Oggi mi dicono che la filosofia la dettano i rapper.
Ho letto Pavese, Pratolini, Silone. Oggi devi conoscere fabiovolo e Muccino se vuoi partecipare ad una discussione anche minimale.
Qualche giorno fa un tipo sulla trentina che ha una cover band (mi ha spiegato che suonano musica di altri gruppi più famosi) ha visto il mio sfondo del desktop dove campeggiano Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese in un concerto del BMS, e mi ha chiesto: e questi chi sono? meravigliato, anche perché è un musicista, gli ho risposto: quelli che hanno inventato il prog in Italia. Il prog: e che è? mi dice lui. La musica del Banco, della PFM, delle Orme, dei New Trolls... cerco di spiegare. Non li conosco, è stata la sua risposta quasi annoiata e conclusiva della discussione.
Ma non è solo questo. Non voglio fare il moralisticheggiante (anche se poi alla fine lo sono), ma sentire alcune cose, vedere alcuni comportamenti mi lascia basito. Ci sto male.
È il solito discorso: le folle osannanti che vanno dietro a personaggi dello sport e dello spettacolo anche se pluricondannati e recidivi riguardo ai soliti reati fiscali (evasione, conti all'estero), che scendono in piazza con bandiere e cartelloni per (presunte) ingustizie sportive subite dai loro amati idoli. 
Per loro non conta chi è la persona, conta quello per cui è famoso e per cui diventa la parte di loro che avrebbero voluto essere ma non sono mai diventati.
Tanto lo fanno tutti, dicono, e poi che c'entra l'evasione fiscale con un bel sorpasso a 300 all'ora?
Ma come? Io sono cresciuto con quelli che una volta si chiamavano i 'sani principi', per cui tutti possiamo sbagliare nella vita (e se non l'abbiamo fatto finora, lo faremo) ma nel giudicare e nell'essere giudicati ciò che conta è la nostra onestà, a prescindere da quel che facciamo. Una volta era ancora valida la massima di Totò che ne "'A livella" dice che la morte rende tutti eguali e che questo principio va allargato anche alla vita. Oggi vale il principio che se sei furbo e hai la faccia tosta, ma sai dare i calci al pallone o cantare in un certo modo, puoi diventare qualcuno, addirittura l'idolo dei gggiovani e meno gggiovani.
Oggi quando accadono cose brutte, anzi bruttissime, tipo omicidi per rubare pochi spiccioli, o ammazzare parenti per entrare in possesso anticipatamente dell'eredità, molto spesso i colpevoli alla domanda: perché? rispondono: perché no!
Ecco: tutte queste cose (magari non proprio gli omidici) vengono giustificate col fatto che 'fanno tutti così', che 'è normale'.
E quindi, appunto: perché no?
Non c'è una scala di valori nella nostra società. Si è 'in' o 'aut'; 'on' oppure 'off'. E tutto questo solo perché ti so stupire.
Sapete che io ho una fede, un credo religioso, ma qui non è questione di etica di un tipo piuttosto che di un altro.
Tuttavia non so di cosa si tratta.
Sono veramente fuori dal tempo? Vivo in un mondo che non c'è (magari sulla seconda stella a destra)? Ho difficoltà a capire perché rifiuto quella che chiamano la 'modernità'?
Come vedete voi la questione?
Non ci sono più le mezze stagioni e i minuti di una volta? O mi devo abituare alle cose che vedo?
E a proposito di modernità, mi hanno convinto a fare un selfie, ma mi sa che ho sbagliato qualcosa anche qui...


... che dite?

L'Oste Juan



mercoledì 18 marzo 2015

È finita la crisi!

Quelle sì che erano crisi!
La crisi è finita!
Lo dicono tutti: giornali, economisti in TV, in radio, la mail automatica della banca che ti invita ad investire (cosa, poi, ancora non si sa).
E si sente nell'aria che la crisi è finita. Tutti sono ottimisti, dicono: ma sì, in fondo pare che qualcosina si muova, e mettono in quella parolina tutte le speranze del mondo. Ma in fondo in fondo ci credono.
Quindi anch'io ci credo, veramente.
Solo che la fine della crisi mi fa venire in mente un malato di cancro.
Nella mia famiglia abbiamo molta... famigliarità con questa cosa, perciò conosco bene ciò di cui parlo.
Ebbene, quando tutto è perduto, quando le cure non servono più a niente, ti mandano da un chirurgo e gli dicono: vedi quello che puoi fare. E il bravo chirurgo ti apre, pulisce al meglio tutto quello che non ci dovrebbe essere e poi ti richiude. Dopo di che ti dice: se sei tifoso di qualche santo, procuratene una figurella e mettitela in tasca.
La crisi ha fatto esattamente la stessa cosa: ha eliminato dalla società tutta quella parte che cominciava a puzzare troppo, un esercito di uomini e donne che avevano poco prima e non hanno niente adesso. 
Quelli, invece, che sono rimasti ancora in gioco hanno visto i pochi ricchi già esistenti allontanarsi sempre di più, come quando le Ferrari nello scorso campionato di Formula 1, subito dopo la partenza, vedevano le Mercedes andarsene per la loro strada e aspettavano solo il momento in cui sarebbero state doppiate.
Allora la crisi è finita veramente, ma non perché si sono riequilibrate le sorti della gente, non perché la Ferrari ha ricominciato a correre, semplicemente perché la storia ha fatto pulizia.
Ora si ricomincia, fino alla prossima crisi, fino a quando, cioè, ci sarà di nuovo troppa spazzatura umana in piazza.

L'oste Juan (pessimista o realista?)