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venerdì 26 agosto 2022

Di scuola, influencer e Dante Alighieri

John William Hennessy, The Pride of Dijon, 1879

Ragazzo viene pestato e mandato in rianimazione per uno scambio di persona.
La mia domanda è solo una, e non riguarda direttamente il fatto che è successo: perché una bambina di 15 anni ha una pagina social dove chatta tranquillamente con chiunque? Mi vengono in mente le parole di Dante Alighieri che iniziava la sua opera più conosciuta così: "Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita."
Ed è proprio così: quando smarrisci la 'diritta via', ti ritrovi sempre in una selva oscura, in un posto dove non sai cosa fare e allora vai a destra e a manca senza una meta chiara, col pericolo di cadere in ogni tranello che la selva (il mondo) ti pone davanti.
Naturalmente la domanda conseguente è: chi dovrebbe far conoscere ad una bambina di quindici anni la 'diritta via'? Non certo un influencer, qualcuno su TikTok o Istagram... E il cerchio si chiude. 
 
A proposito di influencer: tre influencer beccati ad aver evaso il fisco. Fare il furbo non sempre paga (in tutti i sensi!) ma loro ci hanno provato. Tuttavia mi viene da pensare che se c'è uno che ti paga in nero, sta rubando anche lui alla collettività. Non è moralismo: è la legge. È vero che l'evasione fiscale non si combatte (solo) con la finanza fuori dai negozi o dagi studi dei professionisti, ma in una società dove: fatta la legge, trovato l'inganno; e poiché non possiamo sempre ragionare coi massimi sistemi (perché la vita è fatta di cose spicciole prima che di discussioni metafisiche), non vedo male controlli a tappeto ogni tanto. Perché se evado 10 centesimi o cento euro o un milione di euro cambia la cifra, non il principio. E se oggi evado 10 centesimi (perché non faccio uno scontrino) e non mi capita niente, fare il salto ai cento euro o al milione è un attimo.
 
In campagna elettorale (dove si dice sempre tutto e il contrario di tutto: se io dico A il mio avversario dice B; è automatico) ci sono di quelli che vogliono portare l'obbligo scolastico a 18 anni. Io sono d'accordo perché, come diceva Gesualdo Bufalino, la "mafia sarà sconfitta da un esercito di maestri", e l'attuale società ha una struttura e uno sviluppo non molto diversi da quelli della mafia: nessuno di certo ti viene a puntare una pistola alla tempia se non compri quel prodotto, ma ti dimostro, e lo dico a tutti, che se non lo fai non sei nessuno, perché non assomigli al calciatore/sportivo/cantante che ne fa la pubblicità.
Quindi andare obbligatoriamente a scuola ancora per un paio d'anni, non fa male a nessuno, anzi! Poi che la scuola funzioni o no, è un altro discorso.
 
 

giovedì 18 agosto 2022

In Calabria arrivano i nostri!

La Calabria e i medici
Questa è la Calabria!

Questo perché non ci sono medici per la grave carenza degli stessi negli ospedali. 
Il governatore fa sapere che sono stati fatti "numerosi bandi che sono «andati deserti» poiché il sistema sanitario della ragione «è poco attrattivo». Praticamente: nessuno medico vuole andare a lavorare in Calabria.
Due riflessioni.
Una sul fatto che tutti schifano la Calabria, tranne quando devono andarci in vacanza. È vero (e lo dico da calabrese) che spesso vivere in Calabria è difficile, che non tutti i servizi sono a portata di mano ed efficienti, ma qui siamo al cane che si morde la coda: non ci sono medici perché... nessuno vuol fare il medico in Calabria. Quindi non se ne esce. Mi chiedo solo che fine fanno, o hanno fatto, i giovani calabresi laureati in medicina.
Seconda riflessione: mancano i medici (almeno in Calabria, ma la recente pandemia ha visto arrivare medici e infermieri dall'estero in tutte le regioni d'Italia), ma l'accesso alla facoltà di Medicina è a numero chiuso. Forse qualcuno, che può e deve, ha bisogno di farsi qualche domanda.
 
Legalizzare la cannabis 
Gherardo Colombo, ex magistrato, sulle pagine del giornale Domani, dice che bisogna legalizzare la cannabis per alleggerire le carceri.
La questione della legalizzazione delle droghe leggere è complessa e non l'affronterò certo qui.
Colombo parte dal presupposto, giusto, che al centro della nostra Costituzione c'è la libertà dell'individuo; io penso tuttavia che la collettività (leggi: lo Stato) debba comunque proteggere il singolo da ciò che può arrecargli danno. Ma qui scattano le antediluviane discussioni prima filosofiche e poi politiche anzitutto su cosa debba essere al centro della vita sociale: l'individuo o la collettività?; e, in seconda battuta, sulla nocività o meno delle cosiddette 'droghe leggere'. Di sicuro io non ho le competenze per dare una risposta. Ma pongo la domanda a chiunque voglia esporre la propria idea.
Mi soffermo inoltre solo sul fatto che la motivazione della legalizzazione sarebbe quella di alleggerire le carceri. Allora perché non depenalizzare anche altri reati? Ma, soprattutto: a cosa porterebbe la depenalizzazione di altri reati? Resterebbero sempre reati? La collettività conserverebbe ancora la percezione che quelle azioni sono proibite, che destabilizzano la convienza civile?
Non sarebbe allora meglio riformare il sistema carcerario dal momento in cui la persona ci entra e fino al suo reinserimento nella società? 
So' di aver scoperto l'acqua calda, ma anche di queste cose bisognerebbe discutere a partire da giornali e social, non solo del divorzio tra Ilary e Francesco. Perché ognuno di noi vive quotidianamente sui social dove certi temi, se non ti toccano direttamente, nessuno te li mette sotto il naso. 
Perché, come diceva Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”
Ma questo è un altro, dolente, discorso.

sabato 16 marzo 2019

Friday for future. Solo il venerdì?

Un venerdì per il futuro! E gli altri giorni?
Mi rendo conto che è finito il tempo dei pistolotti, quelli in cui Berta filava, in cui si puntava il dito verso qualcosa di bello, di grande, maestoso.
In cui si aveva in mente una meta alta.
Oggi se provi a dire: proviamo a desiderare di vivere in armonia? ti rispondo: ma guarda che dito indice sporco che hai! oppure: non ti vergogni ad indicare qualcosa che non sei tu e l'"essere divino che è in te"?
Faccio queste riflessioni dopo aver visto e sentito di tutto e di più sulla marcia dei giovani a favore del clima: il Friday for future.
Il mondo come al solito si è diviso, equamente e in modo preconfezionato, tra chi ha appoggiato (normalmente personaggi "di sinistra") in toto l'iniziativa, spendendo parole di elogio su questi giovani virgulti che soli possono salvare questa società morente; e chi invece ha storto il naso, sentendo puzza di complotto e di manovre sotterranee contro l'establishement (normalmente personaggi "di destra").
Comincia a darmi fastidio questo modo di vedere le cose.
Non per la divisione tra pari e dispari, bianco e nero, luce e buio; ma tra chi sta da una parte o dall'altra solo perché quelli "della sua parte" la pensano così.
Come quel vecchio gioco che si faceva una volta: mangi la mortadella? sei di sinistra; il prosciutto? di destra. Mutande? di sinistra; boxer? di destra.
Sì, io preferisco la mortadella e indosso le mutande, e mi considero "di sinistra", ma non vuol dire che lo faccio perché "quelli di sisnistra fanno così".
Una volta parlando con un amico, gli dissi: a me piaccioni gli anziani che all'osteria giocano a carte davanti ad un bicchiere di rosso e con in bocca un buon sigaro (ancora era permesso fumare nei luoghi pubblici); mi danno un senso di bontà, sicurezza... 
E l'amico mi stroncò dicendomi: ma tu hai provato ad ascoltare tutte le cattiverie, le bestemmie e i pettegolezzi che si dicono tra loro?
Idealizzavo qualcosa che, in fondo, non conoscevo.
Bene, per tornare all'argomento devo dire che non credo in queste manifestazioni.
Sì, è tutto bellissimo, i giovani ti danno speranza, sanno essere creativi anche nell'espressione, hanno tutta la forza dei loro anni verdi. Ma che esperienza hanno di vita reale? E lo dico a partire dal ricordo che ho io dei miei 15 anni. Cosa ne sanno di come funziona realmente un ciclo produttivo? Di quali sono le cause dell'inquinamento? Sanno che per produrre lo smartphone che hanno in tasca si consumano 13 tonnellate di acqua; e per la barretta al cioccolato che sgranocchiano a colazione di tonnellate d'acqua ce ne vogliono 1,5 e 2,5 metri quadrati di suolo? Dovrebbero leggere gli studi sull'impronta idrica che, probabilmente, nessuno gli ha mai detto cosa sia. Come nessuno l'ha detto a me.
I giovani forse salveranno davvero l'ambiente, anche per una questione anagrafica: io ho quasi 60 anni e penso di averne davanti ancora una 15ina di buono; e in questo poco tempo posso fare davvero poco.
Un ragazzino di 15 anni, invece, ne avrà da vivere almeno un'altra 70ina, perciò...
Come in tutte le cose, la sfida che viene lanciata dovrebbe iniziare veramente quando il corteo si scioglie, quando il congresso viene dichiarato chiuso, quando ti alzi la mattina seguente dopo una notte ristoratrice per tutta l'energia spesa il giorno prima a cantare e urlare slogan dietro uno striscione dai toni fantasiosi e accattivanti.
Il mio non è un pistolotto, ma solo una constatazione; che parte dal mio luddismo intellettuale che mi porta ad andare a sbattere violentemente sempre contro la realtà.
Perché se voli alto, come vogliono "quelli che contano", la realtà non l'affronti, la scavalchi.
Ma la realtà ha il brutto vizio di chiedere sempre che il conto venga saldato.

lunedì 11 marzo 2019

Cambiamento... si fa preso a dire: cambiamento!

Oggi dobbiamo essere tutti felici! Altrimenti non saremo felici!
A me, luddista intellettuale, non fa paura il cambiamento.
Cambiare fa parte della natura, fisica mentale e spirituale, umana.
Ogni anno di questi tempi boccioli di ogni forma e colore riempiono i rami. Dopo un certo tempo dobbiamo cambiare le scarpe, che si consumano; gli abiti, che diventano logori. Spesso ci accorgiamo di avere amici diversi da quelli di qualche anno fa.
Quasi tutti i giorni, guardandomi allo specchio, scopro di avere qualche pelo o capello bianco in più...
A me, fa paura il cambiamento fine a sé stesso.
Mi fa paura il giovane (o il vecchio che 'si sente' giovane) che alla domanda: perché fai questa cosa? risponde candidamente: perché mi va di farla, che male c'è?
Tutto è misurato ormai su sé stessi. Siamo diventati, nel bene e nel male, metro della realtà (ricordate lo spot: perché TU vali!, che un fondo di realtà ce l'ha. Ma solo un fondo). Siamo tornati indietro di 300 anni (o meglio siamo figli di quell'epoca) quando si cominciò a dire che la realtà esiste solo per quello che io ne posso capire e carpire.
Il buon san Tommaso (che Dio l'abbia in gloria!) diceva che "la verità è l'adeguatezza/corrispondenza della cosa e dell'intelletto" (De veritate, q. 1 a. 2 s. c. 2). Oggi 'eminenti scienziati' ci dicono che "il mondo è una creazione della mente" (perché allora ululano di dolore se di notte beccano lo spigolo del comò col mignolino? bah...).
È sempre lui, Tommaso d'Aquino!

Così se una cosa "mi piace" è bella e buona. Se invece mi provoca domande o si frappone tra me e il mio piacere, allora è sbagliata, da eliminare, demonizzare.
Ecco, "demonizzare".
Abbiamo cassato il demonio dalla nostra realtà umana, ma abbiamo imparato a demonizzare ciò che non ci piace.
Addirittura parlare del demonio è visto come opera... del demonio! Un demonio illuminista, scientista, ma pur sempre un demonio, cioè qualcuno che vuole male alla società, che la vuole riportare nel medioevo, come se il succitato Tommaso d'Aquino, Dante Alighieri, Giotto, Guglielmo di Occam (sì, proprio lui, quello del 'rasoio di Ockham” – concetto tuttora alla base del pensiero scientifico) non venissero dal medioevo.
Forse mi sono spinto oltre, ho messo troppa carne al fuoco. E visto che scrivo queste cose per dare, a chi vuole, spunti di riflessione, non vorrei che queste poche righe procurino un'indigestione intellettuale.
Così, vi do' appuntamento alla prossima. Scrivetemi, se lo volete, qui sotto nei commenti o su Twitter (sono sempre io, tranquilli!) o su Facebook. Più siamo più ci divertiamo!

venerdì 8 marzo 2019

Luddista intellettuale a chi?

Ci stanno facendo perdere in un ingranaggio più grande di noi
Si diceva nel post precedente del luddismo: mi sto scoprendo luddista intellettuale.
Questo titolo, in verità (vogliamo definire: epiteto?), mi venne attribuito quando amministravo l'altro blog, anche se non ricordo di preciso per quale motivo.
E ora che le cose sono cambiate e mi ritrovo a vivere una nuova stagione di pensiero e di fede, mi accorgo che il luddismo non è lontano da me.
Se capiamo cos'è il luddismo, forse posso anche spiegare meglio come l'intendo io, visto che non mi occupo di telai e fabbriche tessili, ma appunto di pensiero e di fede.
Riporto la definizione dell'Enciclopedia Treccani:
Movimento operaio che in Gran Bretagna, nel 19° sec., reagì violentemente all’introduzione delle macchine nell’industria (ritenute causa di disoccupazione e di bassi salari); prende nome dall’operaio Ned Ludd, che nel 1779 avrebbe infranto un telaio. Gruppi organizzati di luddisti entrarono in azione per la prima volta a Nottingham nel 1811; la rivolta si estese nello Yorkshire, Lancashire, Derbyshire e Leicestershire. Gravi incidenti occorsi nel 1812 provocarono una dura repressione, con impiccagioni e deportazioni dei rivoltosi, e l’organizzazione parve disciolta. Nel 1816 si verificarono tuttavia tumulti analoghi, sempre con centro a Nottingham ed estesisi poi in quasi tutto il Regno e si ebbero nuove repressioni; pose fine all’agitazione il miglioramento della situazione economica generale.
Di certo Ned Ludd, se mai è esistito, non era contrario al progresso, ma solo preoccupato della disoccupazione e dei bassi salari come conseguenza dell'introduzione delle macchine tessili. La sua lotta e quella dei suoi compagni, anche violenta, era un grido non contro le macchine in sé (avevano orecchie le macchine? potevano sentire e capire?) ma contro un mondo che stava cambiando senza tenere conto dell'uomo, calpestandolo. Che, già da allora, si stava rivoltando contro il suo creatore.
Oggi, a distanza di più di 2 secoli, ridiamo con sufficienza di quelle persone e le chiamiamo con verbo sprezzante "luddisti". Ma poi vomitiamo veleno contro i robot che stanno sostituendo l'uomo nelle fabbriche.
Magari scrivendo un twitt su un ipertecnologico smartphone da 1000€.
Harry Pass, in tutto il suo fulgore...
Ecco, io mi trovo in mezzo ad un mondo dove sono tutti pazzi per la modernità non tanto e non solo tecnologica, ma anche intellettuale, sociale. Oggi se non sei Henry Pass non ti si nota. Se non urli volgarità (profumatamente pagate) come Fabrizio Corona all'indirizzo di Riccardo Fogli all'interno di un vomitevole programma presentato da una tizia a cui non resta che presentarsi nella prosima puntata completamente nuda (visto che non ha più vestiti da togliersi o da rimpicciolire) non sei argomento di discussione.
Bene, questo mondo non fa per me.
Questo mondo qualcuno l'ha costruito e lo sta usando (e non sono complottista!) come metodo di distrazione di massa per allontanarci dal centro di noi stessi, per rubarci l'anima.
Per rubare all'uomo la sua essenzialità e sostanzialità.
Forse ho messo qualche tassello in più per spiegarvi cosa intendo quando dico di essere un luddista intellettuale.

giovedì 7 marzo 2019

Luddismo intellettuale

Sì, è vero, sto invecchiando (ti mostro la mia carta d'identità?), e mi dicono che sono luddista.
Ma forse perché (ri)voglio l'armonia delle cose e il monachesimo (come redductio ad unum) dell'anima?
Oggi se non sei veloce, tecnologico, se non compari contemporaneamente su 3 social, semplicemente non esisti.
Se non ti lasci trascinare dal rap, se non mostri quei centimetri di pelle vicinissimi all'inguine (la tetta ormai è sdoganata da tempo e al "lato b" non fa caso più nessuno, nemmeno i voyer più incalliti...) nessuno ti... prende in considerazione, diciamo così.
E in un mondo in cui si declinano le generalità con nome cognome e numero di follower; in cui quando vai in TV ti qualificano come 'blogger', 'influencer' (ho appena scoperto che accanto al food blogger sono nati i food influencers...) , come se blogger e influencer fossero mestieri come altri se non migliori; in un mondo così, rischi di avere una rubrica telefonica limitata ai genitori e ai parenti stretti.
Non sei nessuno, insomma.
Secondo le categorie del 'mondo'.
Si tratta quindi di stabilire se ci si vuole omologare al 'mondo', alla cultura corrente o meno.
Perché uno dei barbatrucchi di questa società planetaria è che lei ti ama, lei ti coccola, lei ti indica la strada verso la felicità.
Ma siamo sicuri che la felicità della società planetaria sia anche la tua felicità?
Siamo sicuri che la società planetaria non sia un enorme influencer che vuole solo che tu ti abitui ai suoi gusti, al suo modo di vedere le cose per poi pian panino farti pensare che è bello, buono e giusto solo quel che vuole lei?
Io partirei da qui...
Buona giornata!
 

mercoledì 27 gennaio 2016

Unioni... "civili"?

Senza voler fare polemiche, rifletto.
In uno Stato ‘laico’, cioè non ‘religioso/teocratico’ (dove i responsabili della nazione sono, cioè, i capi di una qualsivoglia confessione religiosa e dove le leggi sono scritte sulla falsariga di un qualche testo sacro), non ha senso parlare di “unioni civili”.”
Tutte” le unioni sono “civili”, comunque le si voglia descrivere.
Già il fatto di fare una distinzione tra “unioni civili” e qualcos’altro (ad es.: matrimonio) è una discriminazione senza senso: forse che il “matrimonio” è un’unione ‘incivile’?
In uno Stato ‘laico’ ciò che forma una ‘coppia’ è il legame umano d’amore che unisce i due, i quali chiedono che questo loro legame sia tutelato da leggi che diano loro diritti e doveri.
Per rifiutare che questo sia possibile, bisogna dir loro che non ne hanno il diritto perché non possono godere, appunto, dei diritti civili dati dallo Stato a tutti; sono cioè dichiarati incapaci di intendere e volere. E ciò avviene quando la persona è disabile incapace di intendere e volere o ha commesso reati che glielo impediscano. Ad esempio si può impedire ad un cittadino di lavorare in un ufficio pubblico se ha subito condanne che prevedano questa esclusione. Oppure si può vietare un “matrimonio” ad un minorenne o ad un disabile dichiarato incapace se non c’è l’approvazione di un tutore che garantisca per lui.
Nel caso di persone dello stesso sesso che si amano e decidono di vivere insieme non si ha nessuna di queste condizioni.
A meno di dire che gli omosessuali non hanno la capacità di amarsi tra loro, siano “disabili mentali incapaci” o che l’omosessualità sia una “malattia” invalidante che proibisce loro di esprimere liberamente la propria volontà. Ciò infatti che rende valido un “matrimonio” davanti alla legge è che i coniugi pronuncino il loro “sì” ‘liberamente’ e ‘volontariamente’.
Tutto ciò in una società “civile” e non “teocratica”, che quindi difende i diritti di tutti i cittadini, anche di quelli che, a livello religioso o politico, non la pensano come la maggioranza o, comunque, pensano in maniera difforme.
Solo uno Stato “laico” e non “teocratico” può difendere i diritti anche religiosi dei cittadini, ed è proprio per questo che un cristiano dovrebbe volere che lo Stato rimanga “laico”.
Fino a pochi anni fa, infatti, venivano celebrati due distinti riti per il “matrimonio”: uno ‘civile’ e uno ‘religioso’. Oggi la maggior parte delle comunità religiose d’Italia hanno ricevuto (attraverso “patti” con lo Stato italiano) il privilegio di far celebrare ai coniugi un unico rito che ha valore per quella singola comunità e per lo Stato.
Ciò non significa che il “matrimonio” cattolico o evangelico o altro sia esattamente il “matrimonio civile, tanto è vero che, ad esempio, secondo lo Stato italiano è ammesso il “divorzio”, quindi la rottura del patto, mentre molte comunità religiose non lo ammettono. E questo crea già una disparità e una contrapposizione tra lo Stato “laico” e una società “teocratica” come è qualunque chiesa che ha propri ‘statuti’ basati su propri testi sacri. Qualora in Italia fosse prevalso il “sì” all’abrogazione della legge sul divorzio, per esempio, sarebbero stati lesi i diritti di tutti quegli aderenti a comunità religiose (anche d’ispirazione cristiana) che ammettono al possibilità di rottura del vincolo “matrimoniale”, basando tra l’altro questa loro convinzione su un testo sacro.
Il diritto dato ad uno non toglie nulla al diritto dato ad un altro, altrimenti quel diritto non potrebbe essere dato. E se un cristiano vuole che i propri diritti non vengano calpestati, deve essere pronto a dare agli altri i diritti che essi stessi hanno. Poi sarà ognuno, nel chiuso della nostra coscienza, ad avvalersene.
In conclusione ritengo che sia giusto che ognuno manifesti, come nel caso del Family Day, a favore o contro le “unioni civili” (qualunque cosa ciò significhi), ma non bisogna farne uno scontro di civiltà dove chi non la pensa come me è un ipocrita o un peccatore destinato al fuoco eterno. Solo Dio può e deve giudicare. Ma finché il diritto di uno non lede quello dell’altro, entrambi devono avere la facoltà di vivere secondo i propri principi.


Il cogitante Oste Juan

(post proveniente, con qualche piccolo adattamento, dalla mia pagina Facebook)

mercoledì 13 gennaio 2016

Di troll, sindaci e commissari

Non so, sono un po' confuso.
Ormai siamo già a metà gennaio e ancora non ho ingranato.
Intendiamoci: io non sono di quelli che dicono "anno nuovo, vita nuova"; oppure "da domani si svolta" e aberrazioni contingenti varie. Per me ogni giorno è uguale all'altro nel senso positivo dell'affermazione: potrei, ad esempio, svegliarmi il 3 maggio e decidere di vendere tutto e andarmene in Finlandia ad aspettare sulla riva del lago che passi Babbo Natale con la sua slitta; così, senza preavviso.
Tuttavia ho capito che era un po' che non mettevo mano al blog quando su twitter continuavo a vedere gli aggiornamenti dei nuovi post di voi colleghi.
Ma, sinceramente, non so' di cosa scrivere.
Certo, di materiale ce n'è tanto, da riempire di miei sproloqui pagine e pagine, ma mi chiedo a cosa servirebbe veramente.
E così passo il tempo a leggere sul sito della polizia di stato che c'è chi commenta lamentandosi che quella stessa pagina è uno spreco di danaro pubblico perché esiste già la pagina dell'Agente Lisa e questa sarebbe un doppione. E non contento dice che a lui sembra che la seconda auto della foto di copertina abbia un faro che non funziona. In effetti mi verrebbe voglia di chiedere all'acuto osservatore di farmi controllare in che stato ha le mutande e da quanto tempo non se le cambia. Ma poi mi sento buono e sopravvolo.


Oppure ci sarebbe la questione di Quarto, che finalmente ho capito da poco non è lo scoglio da cui, pare, Garibaldì partì coi Mille alla conquista della gloria. Comunque Genova c'entra sempre in qualche modo.
E la morte di David Bowie? Dove la mettiamo? Con la Chiesa che ne piange la scomparsa e i laici che si scandalizzano, visto il personaggio dalla vita non proprio morigerata.
Ogni tanto mi diverto su twitter a ca**eggiare interagendo con gente mai conosciuta che trollo bellamente (se trollare significa: cercare di buttare giù dal piedistallo su cui si ergono come paladini di questo o quel personaggio). Ma forse trollare non è la parola giusta; io però mi diverto lo stesso a fare quel che faccio. Cioè, probabilmente, se vado a vedere il significato della parola Troll, mi accorgo che sono loro a trollare l'intelligenza altrui, visto che Wiki dice trattarsi di un soggetto che interagisce con gli altri tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. Ma poi alla fine, rasserenato, mi dico che viviamo tutti in un mondo di troll, perché (quasi) nessuno sa quello che dice e fa.
E così non mi resta che aspettare che tutto passi, pensare alla cena di questa sera (insalatona con noci, olive e capperi?) e al dopo cena, sul divano a guardare uno dei capolavori della filmografia italiana degli ultimi anni, a mio insindacabile giudizio: "Il Commissario Lo Gatto":
"A proposito, Santità, dove si trovava lei la notte in cui fu commesso il delitto?"
"Sbaglio figliuolo o tu vuoi sapere se sua santità ha un alibi?"
"Beh... sì... "
 
Buona visione!

== Questa è arrivata un attimo prima che pubblicassi il post, e mi fa troppo ridere (o piangere? non so'): il sindaco Fivestar di Civitavecchia (caro il mio Ariano!) ha deciso di sospendere tutti i consiglieri d'opposizione che l'avevano diffidato dal mandare in porto una gara per irregolarità. Cioè da oggi in poi in consiglio lui se la canta e lui se la suona, come suol dirsi. È vero quel che dicono: il mondo è bello perché è avariato!==

 

Il trolleggiante (!?) Oste Juan
 

sabato 5 dicembre 2015

Te piace 'o presepe?

Che c'azzecca la Brambilla col presepe?
Pare che la politica italiana abbia trovato finalmente un argomento che l’appassiona: il presepe. Gente che contrae matrimonio con rito celtico e poi corre a cantare inni cristiani fuori dai cancelli di una scuola non per chiedere strumenti didattici e carta igienica per i bambini, ma il presepe.
Al di là delle facili battute su tutto il polverone di queste ultime settimane, montato da chi non ha altri argomenti per passare le feste e avvicinarsi alle elezioni di primavera, una riflessione seria (almeno dal mio punto di vista) mi sento di farla.
Posso capire chi si preoccupa che i bambini non possano godere dei segni esteriori di una fede che gli viene imposta (almeno a quell’età), ma mi chiedo anche: finora chi si è preoccupato dei figli di quelle famiglie che cristiane o cattoliche non lo sono?
E non parlo dei mussulmani, che sono apparsi nella nostra società da pochi anni, ma dei credenti di tutte quelle fedi e quelle chiese (ad esempio evangeliche, riformate, testimoni di Geova) che nel presepe non si riconoscono, o che non capiscono perché un vescovo debba andare in una scuola prima di Natale a ‘benedire’ degli scolaretti osannanti.
Siamo una democrazia ufficialmente laica da una settantina d’anni eppure per decenni nessuno si è mai posto il problema di quei bambini a cui è stato negato il diritto a non farsi indottrinare da un prete o da una suora (e ora da un laico a tale compito istruito). Ancora nella stragrande maggioranaza delle scuole elementari non esistono alternative all’ora di religione cattolica, per cui i bambini devono entrare un’ora dopo o uscire un’ora prima senza che nessuno si preoccupi di come un bimbo di 6 anni si possa sentire fuori posto mentre gli altri sono già (o ancora) in classe e lui deve andare via.
Quando Francesco d’Assisi (che dopo aver fondato il suo ordine ne uscì perché era stato costretto a metterlo nelle mani della chiesa di Roma) ideò il presepe, lo fece perché era l’unico modo per rendere visibili i racconti del grande mistero della Nascita del Signore poiché non esisteva ancora la possibilità di mettere nelle mani di tutti un libro dei Vangeli. Era, insomma, un modo per far sì che soprattutto i poveri potessero contemplare la Parola del Signore fatta Carne.
Oggi, invece, il presepe (e lo dico con tutto il rispetto possibile) è ormai solo ‘una tradizione’ che dovrebbe solo ‘rimandare’ al mistero che rappresenta e invece lo sostituisce: abbiamo fatto il presepe quindi è Natale. Che poi nel presepe ci mettiamo anche Maradona o la Brambilla è... un mistero!
In modo provocatorio voglio concludere dicendo: meno male che sono arrivati questi ‘infedeli’ a scompaginare la nostra tranquilla e ordinata società perbenisticamente cattolica! Vuoi vedere che è arrivato il momento di cominciare a farsi seriamente  qualche domanda sui diritti delle minoranze religiose in Italia?




L'ostinato Oste Juan

mercoledì 11 novembre 2015

Non ci sono più i minuti di una volta...

Banco del Mutuo Soccorso, chi? Ma come: chi!?
Lo sapevate che in 43 anni abbiamo vissuto 26 minuti in più?
Ho scoperto questa cosa per cui c'è qualcuno che dal 1972 ad oggi ha allungato, negli anni, per 26 volte un minuto fino a farlo diventare due.
Non so' perché, se c'è un motivo scientifico (ma se c'è va pronunciato come lo farebbe Gassman ne "I soliti ignioti"!) o semplicemente perché questi del National institutes of standards and technology hanno tirato a sorte e hanno deciso così.
Voi lo sapevate? 
Io no. A ripensarci, un po' mi sento preso in giro; un po' invece mi sento arretrato a pensare che succedono di queste cose e io non lo so'.
In realtà mi sento inadeguato in un mucchio di cose.
Se voglio acquistare un auto ormai devo sapere che posso scegliere tra fari allo xeno e allo bixeno; devo sapere cos'è l'ABS, l'Electric e il Sight & Light Pack, l' Ambient Light, il
Cruise control, e potrei continuare all'infinito.

Se vado a comprare un telefono cellulare (che è come quello di casa ma è senza filo e me lo posso portare anche a spasso) mi chiedono se lo voglio Quad Band o Quad Core, IPS LCD o AMOLED... 
E via così per ogni oggetto di uso quotidiano.
Io non sono proprio vecchio, ho 'solo' 55 anni che visti da un ventenne saranno pure un'enormità, ma dal mio punto di vista sono gli anni che ho vissuto, barcamenandomi tra periodi di frizzante esuberanza e altri di più pacata riflessione, mettiamola così.
E poi mi parlano di cloud, dove posso mettere tutte le mie fotografie senza limiti di spazio. Ma cos'è? chiedo. Una nuvola, mi risponde il nipotino di 10 anni. Come: una nuvola? e le mie foto stanno su una nuvola? dico. Ma sì, è un posto in cielo dove ci sono tutte le cose che tu metti; hai visto quanto spazio c'è in cielo! risponde. Ma una volta le foto si mettevano negli album per le foto e noi a casa le sfogliavamo quando fuori pioveva, d'inverno, quando in tv non era l'orario dei cartoni. Dico io. Ma ci sono sempre i cartoni in tv, vai su Boing o Cartoonito! risponde lui. 
Non è che voglia fare la figura del troglodita, qualcosina capisco anch'io, altrimenti non sarei qui a sbattere su questi tasti e a raccontarvi queste cose.
Ma è come se ad un certo punto avessi smesso di stare al passo coi tempi, come se il mio cervello si fosse saturato e rifiutato di assobire ancora 'cose'.
Io ho 'conosciuto' Kant, Hegel, Schopenauer, Croce; mi sono abbeverato alle loro opere. Oggi mi dicono che la filosofia la dettano i rapper.
Ho letto Pavese, Pratolini, Silone. Oggi devi conoscere fabiovolo e Muccino se vuoi partecipare ad una discussione anche minimale.
Qualche giorno fa un tipo sulla trentina che ha una cover band (mi ha spiegato che suonano musica di altri gruppi più famosi) ha visto il mio sfondo del desktop dove campeggiano Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese in un concerto del BMS, e mi ha chiesto: e questi chi sono? meravigliato, anche perché è un musicista, gli ho risposto: quelli che hanno inventato il prog in Italia. Il prog: e che è? mi dice lui. La musica del Banco, della PFM, delle Orme, dei New Trolls... cerco di spiegare. Non li conosco, è stata la sua risposta quasi annoiata e conclusiva della discussione.
Ma non è solo questo. Non voglio fare il moralisticheggiante (anche se poi alla fine lo sono), ma sentire alcune cose, vedere alcuni comportamenti mi lascia basito. Ci sto male.
È il solito discorso: le folle osannanti che vanno dietro a personaggi dello sport e dello spettacolo anche se pluricondannati e recidivi riguardo ai soliti reati fiscali (evasione, conti all'estero), che scendono in piazza con bandiere e cartelloni per (presunte) ingustizie sportive subite dai loro amati idoli. 
Per loro non conta chi è la persona, conta quello per cui è famoso e per cui diventa la parte di loro che avrebbero voluto essere ma non sono mai diventati.
Tanto lo fanno tutti, dicono, e poi che c'entra l'evasione fiscale con un bel sorpasso a 300 all'ora?
Ma come? Io sono cresciuto con quelli che una volta si chiamavano i 'sani principi', per cui tutti possiamo sbagliare nella vita (e se non l'abbiamo fatto finora, lo faremo) ma nel giudicare e nell'essere giudicati ciò che conta è la nostra onestà, a prescindere da quel che facciamo. Una volta era ancora valida la massima di Totò che ne "'A livella" dice che la morte rende tutti eguali e che questo principio va allargato anche alla vita. Oggi vale il principio che se sei furbo e hai la faccia tosta, ma sai dare i calci al pallone o cantare in un certo modo, puoi diventare qualcuno, addirittura l'idolo dei gggiovani e meno gggiovani.
Oggi quando accadono cose brutte, anzi bruttissime, tipo omicidi per rubare pochi spiccioli, o ammazzare parenti per entrare in possesso anticipatamente dell'eredità, molto spesso i colpevoli alla domanda: perché? rispondono: perché no!
Ecco: tutte queste cose (magari non proprio gli omidici) vengono giustificate col fatto che 'fanno tutti così', che 'è normale'.
E quindi, appunto: perché no?
Non c'è una scala di valori nella nostra società. Si è 'in' o 'aut'; 'on' oppure 'off'. E tutto questo solo perché ti so stupire.
Sapete che io ho una fede, un credo religioso, ma qui non è questione di etica di un tipo piuttosto che di un altro.
Tuttavia non so di cosa si tratta.
Sono veramente fuori dal tempo? Vivo in un mondo che non c'è (magari sulla seconda stella a destra)? Ho difficoltà a capire perché rifiuto quella che chiamano la 'modernità'?
Come vedete voi la questione?
Non ci sono più le mezze stagioni e i minuti di una volta? O mi devo abituare alle cose che vedo?
E a proposito di modernità, mi hanno convinto a fare un selfie, ma mi sa che ho sbagliato qualcosa anche qui...


... che dite?

L'Oste Juan



giovedì 9 luglio 2015

Kim Jong-un: un uomo, un mito

si, avete ragione, è un fotomontaggio, però...
Oggi era in programma un altro post, di tutt altro tenore e contenuto, ma vi dovete sorbire questo, estemporaneo e molto... estivo.
Estivo nel senso di improvvisato, breve e scanzonato(rio).
Riflettevo, con quel neurone che il caldo di questi giorni ha risparmiato dall'intorpidimento, che in fondo il famoso dittatore sudcoreano Kim Jong-un dovrebbe essere il nostro idolo, il nostro mentore, la nostra musa ispirativa.
Mi spiego, anche per non essere preso per un politico di lunga data o un pazzo feroce (che, in fondo, oggi come oggi non fa differenza)
Quante volte in una discussione tra amici al bar o in qualche coda alla posta o in banca abbiamo sentito gente dire (parlando di un qualsiasi argomento: dalla nazionale di calcio alla politica, dall'alta economia ai programmi televisivi): non capisci niente, questo è così!; se si facesse come ti dico io, vedi come funzionerebbe tutto!; ti dico io come stanno veramete le cose! Ma, ammettiamolo! noi stessi abbiamo sempre la soluzione pronta, ed è sempre la migliore.

Ebbene,  finalmente c'è qualcuno che incarna i nostri sogni.
Cosa fa l'amico Kim? Visita un acquario, si commuove alla vista di indifese tartarughine che soffrono e fa punire il direttore della struttura perché brutto e cattivo.
quest'aeroporto non mi piace pe' niente...
Sempre Kim un giorno porta la giovine e graziosa moglie a visitare il nuovissimo aeroporto, vanto del suo indiscusso genio produttivo e fa una scoperta: l'aeroporto non gli piace! È brutto, non fa trasparire al meglio la sua grandezza e onnipotenza.

Quindi? Semplice: l'architetto è costretto (diciamo così) a cancellarsi dall'albo professionale per sopraggiunta cessazione di vita.
E ancora. La sua ex comincia ad essere ingombrante, lo fa sembrare un libertino, lui uomo di statura e di stato, anzi lo stato lui stesso. Niente paura. Hyon (questo il nome della fanciulla) cantante della Pochonbo Electronic Ensemble, gruppo che canta la propaganda di regime con brani in salsa rivoluzionaria, perde la voce. E non solo. 
Insomma, siamo davanti a qualcuno che pensa, vuole e fa.
Che non si limita a discutere davanti ad un crodino al bar sulla formazione della nazionale di calcio, ma l'indomani telefona a Conte e nella finale di coppa del mondo in campo scende chi ha detto lui.
Che se ha deciso che bisogna uscire dall'euro, manda una mail ad Angela Merkel e la cancelliera d'acciaio vestita di rosa confetto si scioglie in lacrime e obbedisce.
L'ho detto all'inizio e lo ripeto: per ognuno di noi Kim, un uomo, un sogno, un ideale. Un mito.
(Spero che abbiate capito la sottile ironia del post. Anche se forse per qualcuno potrebbe essere una realtà. Qualcuno di voi ha per caso un poster di Kim in cameretta?)

L'oste Juan

sabato 21 marzo 2015

Ma se questo non è l'ISIS, cos'è?

A volte, c'è poco da ridere...
Voglio raccontarvi un paio di storie, vere, capitate ad un mio amico, che chiamerò Pippo per comodità.
Perché vi racconto i fatti suoi?
Perché un giorno o l'altro, in un modo o nell'altro, per un verso o per un altro, queste cose saranno capitate o potranno capitare a tutti. 
E l'osservazione che mi è sorta spontanea è stata proprio quella che avete letto nel titolo: ma se questo non è l'ISIS, cos'è?
Ora forse alla fine mi direte che questo mio amico è proprio sfortunato. Non lo so, però so che, in fondo, non ha fatto altro che chiedere qualcosa di rispettabilissimo in tutti e due i casi, e che la risposta è stata sempre la stessa.
Primo caso, in ordine cronologico.
Pippo abita in una cittadina della pianura padana piemontese, di circa 40mila abitanti, è di fede evangelica di estrazione pentecostale (almeno a occhio) e finora aveva frequentato alcune comunità cosiddette 'storiche': ADI, chiesa metodista...
Poi ha abbandonato per qualche anno e in questi ultimi mesi ha ripreso a frequentare una comunità che si riunisce in una cittadina a una ventina di chilometri da dove abita.
Poiché la maggior parte dei partecipanti a quelle riunioni di preghiera, oltre allo stesso pastore, sono del suo paese o di luoghi vicini, aveva pensato, daccordo col gruppo, di ricercare un luogo nella sua città in cui potersi riunire alla domenica. Tutto ciò anche per risparmiare tempo e danaro per gli spostamenti per una ventina di persone.
Da premettere che la sua comunità dice chiaramente che è disposta a pagare una quota d'affitto per l'eventuale utilizzo dei locali.
Bene, sono passati quasi quattro mesi e, per quanto abbia bussato a molte porte, Pippo non è riuscito a trovare nessuna disponibilità.
Niente presso gli oratori cattolici (ben tre) che erano i posti ideali e più indicati, vista la grande disponibilità di locali. E visto anche che gli stessi locali vengono regolarmente affittati per feste di compleanno, riunioni condominiali e chi più ne ha più ne metta. Il diniego perché (qualcuno l'ha detto apertamente, qualcun altro no) il vescovo ha deciso così. Un po' una guerra di religione post litteram.
Niente presso il comune, il quale ha anch'esso molti locali da poter mettere a disposizione. Ma ancora, a distanza di mesi, non c'è stata alcuna risposta ufficiale.
Niente presso la chiesa ADI (pentecostali!) perché, questa la giustificazione, il gruppo del mio amico non fa parte della loro congregazione.
Non voglio fare commenti per ora, perciò passo al secondo caso capitato sempre a Pippo (e sì, deve essere proprio sfortunato!).
Il mio amico ha scritto un libro, a 4 mani, sull'Ho'oponopono Cristiano e ha pensato di farne una presentazione sempre nella sua ridente cittadina. Tenendo conto che c'è un bel punto vendita di una grossa casa editrice, ma che la stessa ha richiesto più o meno 100 euro per tenere l'incontro, si è recato presso un'altra libreria, specializzata tra l'altro in letteratura spirituale. 
Quale posto migliore! si è detto Pippo.
Ma anche qui ha dovuto fare i conti con una risposta negativa. Il motivo? Il libraio pensa che l'Ho'oponopono sia solo spazzatura New Age e si rifiuta di concedere i locali. Liberissimo di farlo, è casa sua, ma Pippo avrebbe qualcosa da ridire su questa sua convinzione.
Ora, a conclusione di queste storie, ribadisco il titolo che ho dato al post: ma se questo non è l'ISIS, cos'è?
Quella dei terroristi non è forse chiusura mentale, mancanza di cultura, disprezzo di chi la pensa diversamente e il tutto portato fino alle estreme conseguenze, cioè l'eliminazione fisica dell'altro?
Come avete potuto leggere fin qui, penso che anche da noi siamo sulla buona strada. È solo che ancora non c'è la libera vendita delle armi.

L'oste Juan

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La vignetta presa da qui