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mercoledì 11 marzo 2015

Al numero 74

Sapevate che la città in cui sono vissuto per quasi vent'anni è anche la patria di Rino Gaetano e Sergio Cammariere?
E che in quelle che una volta erano periferie c'hanno girato molte scene de L'Armata Brancaleone?
Non ci sono nato, badate bene, ma c'ho vissuto fino al 1979 (con brevi ritorni nel 1981-2 e 1998-9). Comunque non sarà mai ricordata per avermi ospitato, né ci sarà una targa in mia memoria al n. 74 della via in cui ho vissuto per tutto quel tempo.
A meno che in questi anni che mi restano da calpestare il mondo non faccia qualcosa di sensazionale.
Ma io mi chiedo: non è già abbastanza sensazionale vivere e basta, oggi come oggi?
Perché mi rendo conto che oggi è facile sopravvivere, scansarsela alla meglio; ma vivere, coscientemente e pienamente, è difficile.
C'è una foto che avevo gelosamente conservato per anni e che poi, in uno dei tanti traslochi, è andata persa.
Ci sono io, nella foto, su uno scoglio del molo al porto. È una giornata di vento, si capisce dai capelli che svolazzano liberi (perché a quei tempi i capelli si portavano rigorosamente lunghi quanto basta per dire: io ascolto i beatles e/o i pinkfloyd) e vesto un giubbotto chiuso in vita di stoffa a quadri piccoli sul marroncino. Ho avuto per molti anni quel giubbotto che mi faceva sentire bene, riconciliato col mondo.
Come dicevo non ho più ritrovato quella foto e in qualche modo mi dispiace, perché era un'immagine di me in un'altra dimensione.
No, un attimo, non pensate a robe fantascientifiche!
Era solo un momento della mia vita diverso, cupo e velenoso sicuramente, ma ancora con un luuungo futuro davanti.
Poi penso che il futuro non dipende dalla quantità di tempo, ma di energia che ci metti in quel tempo. Ma questo l'ho capito dopo.
Perciò anche oggi, a quasi 55 anni, ho un luuungo futuro davanti.
Questa fatto di scrivere del mio passato, devo dire, sta funzionando. Anche se finora ho postato solo un paio di pezzi, i ricordi cominciano a riaffiorare quasi quotidianamente, a spizzichi e a mozzichi, ma con più vivacità di prima.
Sono andato su Street View e ho richiamato il famigerato numero 74, sono risalito fino a quel V° piano d'angolo e mi sono fermato a guardare per un po' la foto.
Ho avuto tanti flash legati a quell'immagine, ma anche sensazioni: il caldo soffocante d'estate, le vertigini provate a guardare giù, l'aria fresca della sera (che ora, invece, a distanza di tanti anni, è irrespirabile!).
questa ce l'avevo!
Sotto casa, dove ora c'è un market, c'era un negozio di giocattoli. Da bambino mi fermavo ogni volta che ci passavo, affascinato come ogni bambino non tanto dai giocattoli in sè, quanto dalla loro cromia, dalla loro lucentezza e, già da allora, dal loro essere portatori di storie.
E tra i ricordi, quello di mio zio che quando veniva a trovarci da C., dove vive ancora, si fermava sempre a comprare qualcosa per me e mio fratello. Soprattutto modellini di auto in ferro, perfetti nei minimi particolari (non badava a spese, lui!).
Ho visto che quel balcone di quel V° piano, adesso, ha una tenda da sole a strisce bianche e verdi, una parabola, si intravedono due motori per condizionatori d'aria. Oggi sono decisamente altri tempi: il mondo non finisce in riva al mare e non sappiamo più accettare una vita normale, senza aiutini, per quanto comodi.
Penso che per oggi possa bastare così.
E, come direbbe il maestro: ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!



 



L'oste Juan