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venerdì 26 agosto 2022

Di scuola, influencer e Dante Alighieri

John William Hennessy, The Pride of Dijon, 1879

Ragazzo viene pestato e mandato in rianimazione per uno scambio di persona.
La mia domanda è solo una, e non riguarda direttamente il fatto che è successo: perché una bambina di 15 anni ha una pagina social dove chatta tranquillamente con chiunque? Mi vengono in mente le parole di Dante Alighieri che iniziava la sua opera più conosciuta così: "Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita."
Ed è proprio così: quando smarrisci la 'diritta via', ti ritrovi sempre in una selva oscura, in un posto dove non sai cosa fare e allora vai a destra e a manca senza una meta chiara, col pericolo di cadere in ogni tranello che la selva (il mondo) ti pone davanti.
Naturalmente la domanda conseguente è: chi dovrebbe far conoscere ad una bambina di quindici anni la 'diritta via'? Non certo un influencer, qualcuno su TikTok o Istagram... E il cerchio si chiude. 
 
A proposito di influencer: tre influencer beccati ad aver evaso il fisco. Fare il furbo non sempre paga (in tutti i sensi!) ma loro ci hanno provato. Tuttavia mi viene da pensare che se c'è uno che ti paga in nero, sta rubando anche lui alla collettività. Non è moralismo: è la legge. È vero che l'evasione fiscale non si combatte (solo) con la finanza fuori dai negozi o dagi studi dei professionisti, ma in una società dove: fatta la legge, trovato l'inganno; e poiché non possiamo sempre ragionare coi massimi sistemi (perché la vita è fatta di cose spicciole prima che di discussioni metafisiche), non vedo male controlli a tappeto ogni tanto. Perché se evado 10 centesimi o cento euro o un milione di euro cambia la cifra, non il principio. E se oggi evado 10 centesimi (perché non faccio uno scontrino) e non mi capita niente, fare il salto ai cento euro o al milione è un attimo.
 
In campagna elettorale (dove si dice sempre tutto e il contrario di tutto: se io dico A il mio avversario dice B; è automatico) ci sono di quelli che vogliono portare l'obbligo scolastico a 18 anni. Io sono d'accordo perché, come diceva Gesualdo Bufalino, la "mafia sarà sconfitta da un esercito di maestri", e l'attuale società ha una struttura e uno sviluppo non molto diversi da quelli della mafia: nessuno di certo ti viene a puntare una pistola alla tempia se non compri quel prodotto, ma ti dimostro, e lo dico a tutti, che se non lo fai non sei nessuno, perché non assomigli al calciatore/sportivo/cantante che ne fa la pubblicità.
Quindi andare obbligatoriamente a scuola ancora per un paio d'anni, non fa male a nessuno, anzi! Poi che la scuola funzioni o no, è un altro discorso.
 
 

sabato 16 marzo 2019

Friday for future. Solo il venerdì?

Un venerdì per il futuro! E gli altri giorni?
Mi rendo conto che è finito il tempo dei pistolotti, quelli in cui Berta filava, in cui si puntava il dito verso qualcosa di bello, di grande, maestoso.
In cui si aveva in mente una meta alta.
Oggi se provi a dire: proviamo a desiderare di vivere in armonia? ti rispondo: ma guarda che dito indice sporco che hai! oppure: non ti vergogni ad indicare qualcosa che non sei tu e l'"essere divino che è in te"?
Faccio queste riflessioni dopo aver visto e sentito di tutto e di più sulla marcia dei giovani a favore del clima: il Friday for future.
Il mondo come al solito si è diviso, equamente e in modo preconfezionato, tra chi ha appoggiato (normalmente personaggi "di sinistra") in toto l'iniziativa, spendendo parole di elogio su questi giovani virgulti che soli possono salvare questa società morente; e chi invece ha storto il naso, sentendo puzza di complotto e di manovre sotterranee contro l'establishement (normalmente personaggi "di destra").
Comincia a darmi fastidio questo modo di vedere le cose.
Non per la divisione tra pari e dispari, bianco e nero, luce e buio; ma tra chi sta da una parte o dall'altra solo perché quelli "della sua parte" la pensano così.
Come quel vecchio gioco che si faceva una volta: mangi la mortadella? sei di sinistra; il prosciutto? di destra. Mutande? di sinistra; boxer? di destra.
Sì, io preferisco la mortadella e indosso le mutande, e mi considero "di sinistra", ma non vuol dire che lo faccio perché "quelli di sisnistra fanno così".
Una volta parlando con un amico, gli dissi: a me piaccioni gli anziani che all'osteria giocano a carte davanti ad un bicchiere di rosso e con in bocca un buon sigaro (ancora era permesso fumare nei luoghi pubblici); mi danno un senso di bontà, sicurezza... 
E l'amico mi stroncò dicendomi: ma tu hai provato ad ascoltare tutte le cattiverie, le bestemmie e i pettegolezzi che si dicono tra loro?
Idealizzavo qualcosa che, in fondo, non conoscevo.
Bene, per tornare all'argomento devo dire che non credo in queste manifestazioni.
Sì, è tutto bellissimo, i giovani ti danno speranza, sanno essere creativi anche nell'espressione, hanno tutta la forza dei loro anni verdi. Ma che esperienza hanno di vita reale? E lo dico a partire dal ricordo che ho io dei miei 15 anni. Cosa ne sanno di come funziona realmente un ciclo produttivo? Di quali sono le cause dell'inquinamento? Sanno che per produrre lo smartphone che hanno in tasca si consumano 13 tonnellate di acqua; e per la barretta al cioccolato che sgranocchiano a colazione di tonnellate d'acqua ce ne vogliono 1,5 e 2,5 metri quadrati di suolo? Dovrebbero leggere gli studi sull'impronta idrica che, probabilmente, nessuno gli ha mai detto cosa sia. Come nessuno l'ha detto a me.
I giovani forse salveranno davvero l'ambiente, anche per una questione anagrafica: io ho quasi 60 anni e penso di averne davanti ancora una 15ina di buono; e in questo poco tempo posso fare davvero poco.
Un ragazzino di 15 anni, invece, ne avrà da vivere almeno un'altra 70ina, perciò...
Come in tutte le cose, la sfida che viene lanciata dovrebbe iniziare veramente quando il corteo si scioglie, quando il congresso viene dichiarato chiuso, quando ti alzi la mattina seguente dopo una notte ristoratrice per tutta l'energia spesa il giorno prima a cantare e urlare slogan dietro uno striscione dai toni fantasiosi e accattivanti.
Il mio non è un pistolotto, ma solo una constatazione; che parte dal mio luddismo intellettuale che mi porta ad andare a sbattere violentemente sempre contro la realtà.
Perché se voli alto, come vogliono "quelli che contano", la realtà non l'affronti, la scavalchi.
Ma la realtà ha il brutto vizio di chiedere sempre che il conto venga saldato.