martedì 14 luglio 2020

Il terrore dalla sesta luna: quando arrivano i cosi da un altro mondo

Quando si dice la sfortuna... 
Nel 1938 Robert A. Heinlein, allora all'inizio della sua carriera di scrittore, era attivo nel Partito Socialista e si era presentato alle elezioni per un seggio nell'Assemblea di Stato della California. 
Nel 1938 Konrad Heinlein è tra i fautori di una separazione dei Sudeti dalla Cecoslovacchia per un'annessione alla Germania nazista. Così organizza diversi attentati in Cecoslovacchia dando la scusa ad Hitler di denunciare la conseguente repressione del governo di Praga contro questa rivolta. Heinlein (Konrad) è così costretto a fuggire in Germania dove, l'anno seguente, aderirà al partito nazista.
Nel 1938, i giornali americani riportano a titoli cubitali la vicenda europea, sbattendo in prima pagina il nome di Heinlein (sempre Konrad).
Nel 1938 Rober A. Heinlein perde le elezioni perché i lettori della California (che come quelli di tutto il mondo evidentemente si fanno un'idea della realtà leggendo solo i titoli dei quotidiani) lo confondono col suo omonimo nazista.
Eh sì, quando si dice la sfortuna...
Ma questa vicenda non vi ricorda anche quella italiana odierna in cui la politica si fa sparando castronerie e bufale a tutto spiano con la certezza che la stampa amica le rimbalzerà e diverranno, così, verità?
Mi chiederete che c'entra tutta questa storia con un blog che parla di fantascienza.
E io vi rispondo, sinceramente: niente!
Se non per il fatto che oggi vorrei parlare di Robert A. Heinlein e di un suo capolavoro diventato un film: Il terrore della sesta luna del 1951.
Per dirvi di cosa tratta il libro (se non lo conoscete gia), vi riporto la quarta di copertina di una delle sue edizioni italiane:
La Terra è invasa da una misteriosa specie che viene dalla sesta luna di Saturno, ma nessuno si è ancora accorto di nulla. Gli extraterrestri hanno la forma di grosse amebe che controllano le ramificazioni nervose dei loro involontari ospiti. Ma qualcuno sa che quell'ingobbimento della schiena di molte persone, all'apparenza normali, altro non è se non il segno che quella persona non è più umana. I Titani, questo è il nome dei parassiti, verranno sconfitti dopo che Sam Cavanaugh sarà riuscito a gettare l'allarme e a convincere tutti a girare nudi per dimostrare di non essere stati invasati. 
Il romanzo di Heinlein venne pubblicato sia in tre puntate sulla rivista Galaxy Science Fiction (ma modificato senza il consenso dell'autore!), sia in volume dalla Doubleday (qualche volta dovrò parlarvi delle case editrici e delle riviste che hanno lanciato i maestri della fantascienza negli anni 40-60).
Prima di arrivare sullo schermo ben 53 anni dopo tuttavia, già nel 1958 qualcuno provò a usarne la trama (o quanto meno le idee), ma senza il consenso di Heinlein, il quale fu costretto a chiamare in giudizio per plagio i produttori di questo film: Il cervello di Eaters. Alla fine tutto si risolse con 5000$ di danni, a fronte dei 150000 richiesti.
Lo stesso tema è richiamato in due episodi della serie The Outer Limits (una specie di seguito de Ai confini della realtà) del 1964; nell'ultimo episodio della stagione 1967 di Star Trek; e infine in due episodi di Star Trek: The new generation del 1988: Coming of Age e Conspiracy.

Ma veniamo al 1994, quando si pensa che se il pubblico ha favorevolmente accolto qualche mese prima Body Snatcher di Abel Ferrara, terzo remake de L'invasione degli ultracorpi, forse può essere una buona idea proporre un film dal libro di Heinlein che come tematica non si discosta molto: cose extraterrestri che si impossessano degli uomini (sì, lo so, detto così sembra una cosa da bambini; ma voi come riassumereste l'argomento?).
E così viene chiamato Stuart Orme alla regia (un allora quarantino che poi dirigerà anche The Last World tratto dal libro di Conan Doyle) e attori del calibro di Donald Suterland (già presente in Terrore dallo spazio profondo, secondo remake de L'invasione degli ultracorpi) e Richard Belzer (uno dei miei attori preferiti, ma che esce di scena troppo presto) e si confeziona questo Il terrore dalla sesta luna.
Che dire di questa operazione?
Io, umile lettore di fantascienza e consumatore vorace di film di genere (almeno fino agli anni '80) dico che il libro merita di essere letto e il film di essere visto.
Ho letto in giro recensioni sul film a dir poco stroncanti. Il classico dizionario Morandi dice (testualmente): "Moscio, senza brividi, già visto. Non si può prenderlo nemmeno omaggio perché la regia è inetta".
De gustibus...
Io mi sono divertito a guardarlo, forse perché sono di bocca buona e non ho studiato nei 'libri grossi' della cinematografia.
Ha una trama che fila (di quanti film odierni, con budget da urlo, dici agli amici che hai capito quello che raccontano solo perché sennò ci fai la figura del troglodita?), abbastanza aderente a quella del libro; gli attori sanno recitare; i cosi alieni non fanno poi così paura ma non vorrei di certo incontrarli per strada; ha persino un lieto fine che non guasta. Ma si sa che se oggi se non si sterminano intere famiglie e l'eroe non ne esce tagliuzzato per benino quelli con la puzza sotto al naso non godono.
Forse le musiche sono un po' non all'altezza? Ok, può esser vero.
Però alla fine passi quasi due ore senza accorgertene.
E magari ti resta quella domanda: ma mia moglie è davvero umana? Farò bene a farla spogliare stasera prima di andare a letto? (e non per quello che pensate voi!)
E se volete, eccovi il film.





mercoledì 8 luglio 2020

Buttali fuori entro venerdì!

Questa storia inizia quando John Pebble, capo della Stige SpA, società immobiliare, chiede a Mark Hall, suo tirapiedi e buttafuori, di sbattere fuori di casa le famiglie che abitano in un edificio che la sua società sta comprando insieme ad altri delle vicinanze. E tutto questo deve essere fatto entro venerdì, altrimenti Hall non vedrà il becco d'un quattrino.
Hall così si presenta a casa della signora Barrow e le dice che ha trovato per lei un'altra sistemazione dove può andare ad abitare... nell'interesse di tutti.
Ma quando Mary e il marito arrivano nella nuova casa di Harlow New Town, scoprono che in verità gli affitti sono molto più alti di quanto promesso.
La storia si svolge in un futuro in cui il capitalismo ha permeato la società e allungato ormai i suoi tentacoli dappertutto. Al punto che l'Ente Controllo Genetico ha stabilito che l'altezza degli uomini non debba superare i 4 piedi (1,20 m.); ciò per permettere di ammassare il doppio di persone nelle case.
E così si prospettano ancora nuovi affari per John Pebble e la Stige SpA: ha comprato una dozzina di abitazioni a 5 e le rivenderà a 34. La maggior parte sono vuote, ma qualcuna ancora no; perciò c'è ancora bisogno del lavoro di Mark Hall...
Vi è piaciuta la storia? Sì? E allora andate a leggere... anzi no, ad ascoltare un po' di musica.
Infatti quella che avete appena letto non è la trama di un libro di fantascienza, magari di A.C. Clarke, ma il testo di una canzone.
E non potevano essere che i Genesis, che nell'album Foxtrot (siamo nel 1972!), inseriscono questa meravigliosa perla di Get ‘em out by friday. È lo stesso disco che contiene Watcher Of The Skies, in cui l'umanità, magari proprio quella descritta qui, non esiste più, spazzata via proprio a causa del suo esser marcia fin nelle midolla.
Che dire, in conclusione?
Che mi sto divertendo un mondo a cercare queste chicche per voi! Perché io stesso non le conoscevo.
Ho sempre ascoltato musica prog (Banco, PFM, Genesis, Pink Floyd, Yes, King Crimson...), affascinato dalle sue melodie classiche espresse con sonorità moderne. Ma non conoscendo la lingua inglese, non mi ero mai soffermato sui testi dei gruppi non italiani.
E ora invece sto scoprendo un mondo veramente interessante.
E spero di continuare così, per il mio e (spero) vostro divertimento e, perché no, arricchimento culturale.
E ora divertitevi con Get ‘em out by friday!
Ah: e fatemi sapere!
 

lunedì 6 luglio 2020

Ennio Morricone, un uomo schivo al servizio dell'arte dell'immaginazione

Dal 1975 in poi decine di film hanno avuto nella loro colonna sonora quel suono incombente e serrato (e inconfondibile!) di tuba che ti faceva dire: è un film sugli squali!
Infatti in quell'anno benedetto, oltre a capolavori come Amici miei e Qualcuno volò sul nido del cuculo usciva il precursore dei film 'de paura' sui pescecani: Lo squalo.
E il leitmotif della sua colonna sonora è rimasta come segno indelebile per tutti i musicisti che si sono cimentati in seguito col tema: squalo cattivo che mangia uomo buono (non nell'accezione mangereccia del termine!).
Ma c'è un'altra colonna sonora che rimane indelebile nella memoria di chi l'ha ascoltata almeno una volta.
Una colonna sonora altrettanto incisiva, altrettanto immaginifica, altrettanto piena di pathos. Questa:





Perché vi parlo di La Cosa?
Per due motivi.
Anzitutto perché il film di J. Carpenter si basa su un bellissimo racconto di fantascienza horror di J.W. Campbell La cosa da un altro mondo (e che non è il remake del film del 1951 tratto dallo stesso racconto). E questo è pane per i denti del mio blog.
E poi -non meno importante- perché la colonna sonora, visto che è di questo voglio parlare, è stata composta da Ennio Morricone, scomparso proprio oggi.
Ennio Morricone ha da sempre non solo scritto con la sua musica film tra i più belli della storia del cinema (perché a questi livelli la colonna sonora è parte integrante del film stesso), ma anche perché ha accompagnato con le sue melodie i miei momenti di riflessione, di meditazione, i miei viaggi in auto.
L'oboe del tema di Mission mi tiene coi piedi per terra quando spiritualmente penso di volare ai settimi cieli (solo chi ha visto il film può capire di che parlo).
Il tema di Deborah mi ricorda che i miei bisavoli sono stati tra le decine di migliaia di meridionali andati in America a cercare fortuna.
"Giù la testa" e "Il bello il brutto e il cattivo" hanno accompagnato i voli della mia fantasia armata con le pistoline di plastica e le stelle di latta da sceriffo.
Ma The Thing non è stata l'unica colonna sonora che Morricone scrisse per la fantascienza.
C'è stato Mission to Mars (2000) di Brian De Palma.
Yado (1985) di R. Fleischer -ma qui siamo più nel campo del fantasy. 
L’umanoide (1979), la risposta italiana a Guerre Stellari, mettiamola così.
Holocaust 2000 (1977), altro film italiano con attori del calibro di Kirk Douglas, Agostina Belli, Ivo Garrani...
E mi fermo qui.
Non ho voluto fare un ricordo di Ennio Morricone, non ne sono capace, non sono né un critico musicale né cinematografico, lo ripeterò sempre.

Ma ho voluto solo dire che è bello volare con la fantasia; ed è anche più bello quando ti accompagna una buona musica.



martedì 30 giugno 2020

"Chi controlla la spezia, controlla l’universo!"

Se vi dico David Lynch, i Toto, Carlo Rambaldi e Brian Eno qual è la prima cosa
che vi viene in mente?
Niente?
E se aggiungo Frank Herbert?
Se siete veramente amanti della fantascienza non potete non aver pensato a Dune, film del 1984. 
Il libro di Frank Herbert da cui è tratto il film esce nel 1965 e ha avuto a mala pena il tempo di essere pubblicato (all'inizio in due parti sulla rivista Analog) che vince subito (1966) i premi Nebula e Hugo, come dire gli Oscar della letteratura di fantascienza. Dune è anche il libro che detiene il record di maggior numero di copie vendute per un libro di fantascienza: 12.000.000 (l'ho scritto in numeri che fa più impressione!)
Il testo letterario è molto complesso, pieno di monologhi interiori, visioni immaginifiche, una trama ai limiti del comprensibile. Proprio per questo ci vollero quasi vent'anni perché qualcuno avesse il coraggio di mettere realmente mano all'opera. 
Ci avevano provato in molti, in verità, a cominciare da Alejandro Jodorowsky, scrittore egli stesso immaginifico e surreale. Jodorowsky era riuscito a coinvolgere personaggi del calibro di Salvator Dalì, Orson Wells e addirittura i Pink Floyd per la colonna sonora. Ma non se ne fece niente.
Poi arrivò, come sempre, il genio italico di Dino De Laurentis che scucì insieme alla figlia Raffaella tra i 40 e i 45 milioni di dollari e chiamò David Lynch che veniva dalla regia di "The Elephant Man".
Qui le voci sono contrastanti: c'è chi dice che Lynch fece un lavoro ex novo e chi invece che si servì molto di quello di Jodorowsky. Lo stesso Jodorowsky fu dapprima entusiasta che al progetto mettesse mano Lynch, regista che ammirava; ma, avendo visto il risultato, non ne fu molto contento, anzi lo definì "orribile".
La scenografia fu affidata a Anthony Masters, quello di "2001. Odissea nello spazio." Le musiche sono di Jeff Porcaro e compagni, mentre Brian Eno ha composto il motivo principale. Carlo Rambaldi non può che aver lavorato agli effetti speciali.
S'è sempre parlato di Dune come dell'anti Star Wars, e forse è vero, quanto meno perché mette in scena una saga spaziale (e per l'investimento economico...).
Io sono un semplice fruitore di fantascienza, non un critico né uno specialista. E da spettatore tra le atmosfere positive, ariose e ai personaggi a volte scanzonati di Guerre Stellari e la cupezza (e violenza di alcune scene) di Dune, non posso che tifare per George Lucas.
Ora intendiamoci, non sto dicendo che Dune (il film) è una mezza chiavica, ma che a volte c'è bisogno anche di un po' di spensieratezza, aria, profumo di vita. E, specie in queste superproduzioni, di puro divertimento.
Personalmente Dune ve lo consiglio.
Ma il libro.
Nano Nano!

lunedì 29 giugno 2020

Prologo

Ed eccomi a ricominciare...
C'è qualcuno là fuori? Magari Orson?

Per l'ennesima volta, ancora.

Il vizio antico di voler comunicare con la scrittura penso che non mi lascerà fino alla fine della mia vita. E per quanto ogni volta mi dica: lascia stare, sei vecchio, tanto non legge nessuno, e pacche sulla spalla simili, ci ricasco e ricomincio.
Questa volta è un altro blog.
Iniziai il mio primo blog nel 2008. A quei tempi era "Il Garage di Demetrio" e aveva come foto del primo post quella di un'auto sportiva rossa parcheggiata davanti ad un garage; una foto fatta personalmente a Bardonecchia.
Dopo di allora andai avanti per altri 8-9 anni, sempre con lo stesso blog, variando però gli interessi dei post: lettarari, spirituali, diaristici.
Chiuso quel primo blog e dopo qualche mese di stasi ne aprii un altro e poi un altro ancora, che dovevano essere semplici diari.
Poi più nulla fino a qualche giorno fa, quando mi sono detto: sto pubblicando quasi quotidianamente dei post su facebook sulla fantascienza; perché non pubblicarli anche su un blog? E magari poi ampliare un po' il discorso?
Così è nato questo blog, con la partecipazione attiva di alcuni amici per la parte "estetica" (che ancora può migliorare se mi date qualche dritta).
Volevo subito chiarire una cosa per non far nascere false aspettative: io non sono un conoscitore di fantascienza, né letteraria né cinematografica; io ne sono solo un fruitore.
Quindi non vi aspettate discorsi cattedratici, giudizi sapienziali su questo o quell'autore, critiche alla scrittura di Tizio, esegesi di Caio, saggi sulla corrente XY.
Su questo blog si vola basso: aneddoti, curiosità, pareri personali, al massimo collegamenti tra scrittura, cinema e musica; sempre a fondo fantascientifico.
Può essere che inframmezzerò con qualche post più generalista o diaristico.
E poi, sarà quel che sarà.
Se vi piacerà e vi interesserà, sarete i benvenuti.
Altrimenti amici come prima.
Nano! Nano! 


 

sabato 27 giugno 2020

Post di prova




Oggi vi parlo di una serie tv molto poco concosciuta: "Le fantastiche avventure dell'Astronave Orion".
Di produzione tedesca (come il film: "Sojux 111 terrore su Venere") è una serie televisiva del 1966 e forse qualcuno la conosce anche come "La pattuglia dello spazio, che traduce letteralmente la prima parte del titolo in lingua madre.
Era composta da soli 7 episodi (ma in Italia ne arrivarono solo 4... misteri dello spazio infinito!). Fu girata in bianco/nero e non fu mai acquistata dagli americani proprio per questo motivo, oltre a quello che era stata doppiata, e in America questo non piace molto. O, per essere cattivelli, forse perché uscì solo 9 giorni prima della messa in onda della prima puntata di Star Trek? O semplicemente perché aveva ragione Alberto Sordi a descrivere i 'mericani come sbruffoncelli viziati e coi paraocchi?
Non vado oltre per non ricevere qualche richiamo dall'ambasciata a stelle e strisce...
Ma di che parla quest'Astronave Orion?
Siamo nell'anno 3000 e il Comandante McLane comanda l'incrociatore galattico Orion. McLane non è un tipo facile di carattere ed è in continua lotta col governo terrestre, oltre che con le 'rane', cioè extraterrestri dal corpo umanoide traslucido che cercano di arrivare sulla terra.
La quale terra vive in pace (!?) e ha colonizzato anche i fondali marini dove infatti si trova la base del sistema di sicurezza che protegge il globo. È bello vedere le immagini della base immersa nell'oceano e con le cupole trasparenti da cui si vedono nuotare pesci enormi! Ed è proprio allo Starlight - Casino sottomarino che si riunisce l'equipaggio dell'Orion, quando non è in missione, tra stranissimi balli e comunissimi bicchieri di scotch.
Una curiosità per chiudere. Vedrete l'astronave decollare e atterrare in mare: le bolle create dal movimento sono state fatte con le pastiglie effervescenti dell'Alka-Seltzer!
Insomma se vi ha incuriosito leggere questa storia, guardatevi il primo episodio di Astronave Orion. Tutti gli altri sono regolarmente su Youtube.

Nano Nano!

sabato 16 marzo 2019

Friday for future. Solo il venerdì?

Un venerdì per il futuro! E gli altri giorni?
Mi rendo conto che è finito il tempo dei pistolotti, quelli in cui Berta filava, in cui si puntava il dito verso qualcosa di bello, di grande, maestoso.
In cui si aveva in mente una meta alta.
Oggi se provi a dire: proviamo a desiderare di vivere in armonia? ti rispondo: ma guarda che dito indice sporco che hai! oppure: non ti vergogni ad indicare qualcosa che non sei tu e l'"essere divino che è in te"?
Faccio queste riflessioni dopo aver visto e sentito di tutto e di più sulla marcia dei giovani a favore del clima: il Friday for future.
Il mondo come al solito si è diviso, equamente e in modo preconfezionato, tra chi ha appoggiato (normalmente personaggi "di sinistra") in toto l'iniziativa, spendendo parole di elogio su questi giovani virgulti che soli possono salvare questa società morente; e chi invece ha storto il naso, sentendo puzza di complotto e di manovre sotterranee contro l'establishement (normalmente personaggi "di destra").
Comincia a darmi fastidio questo modo di vedere le cose.
Non per la divisione tra pari e dispari, bianco e nero, luce e buio; ma tra chi sta da una parte o dall'altra solo perché quelli "della sua parte" la pensano così.
Come quel vecchio gioco che si faceva una volta: mangi la mortadella? sei di sinistra; il prosciutto? di destra. Mutande? di sinistra; boxer? di destra.
Sì, io preferisco la mortadella e indosso le mutande, e mi considero "di sinistra", ma non vuol dire che lo faccio perché "quelli di sisnistra fanno così".
Una volta parlando con un amico, gli dissi: a me piaccioni gli anziani che all'osteria giocano a carte davanti ad un bicchiere di rosso e con in bocca un buon sigaro (ancora era permesso fumare nei luoghi pubblici); mi danno un senso di bontà, sicurezza... 
E l'amico mi stroncò dicendomi: ma tu hai provato ad ascoltare tutte le cattiverie, le bestemmie e i pettegolezzi che si dicono tra loro?
Idealizzavo qualcosa che, in fondo, non conoscevo.
Bene, per tornare all'argomento devo dire che non credo in queste manifestazioni.
Sì, è tutto bellissimo, i giovani ti danno speranza, sanno essere creativi anche nell'espressione, hanno tutta la forza dei loro anni verdi. Ma che esperienza hanno di vita reale? E lo dico a partire dal ricordo che ho io dei miei 15 anni. Cosa ne sanno di come funziona realmente un ciclo produttivo? Di quali sono le cause dell'inquinamento? Sanno che per produrre lo smartphone che hanno in tasca si consumano 13 tonnellate di acqua; e per la barretta al cioccolato che sgranocchiano a colazione di tonnellate d'acqua ce ne vogliono 1,5 e 2,5 metri quadrati di suolo? Dovrebbero leggere gli studi sull'impronta idrica che, probabilmente, nessuno gli ha mai detto cosa sia. Come nessuno l'ha detto a me.
I giovani forse salveranno davvero l'ambiente, anche per una questione anagrafica: io ho quasi 60 anni e penso di averne davanti ancora una 15ina di buono; e in questo poco tempo posso fare davvero poco.
Un ragazzino di 15 anni, invece, ne avrà da vivere almeno un'altra 70ina, perciò...
Come in tutte le cose, la sfida che viene lanciata dovrebbe iniziare veramente quando il corteo si scioglie, quando il congresso viene dichiarato chiuso, quando ti alzi la mattina seguente dopo una notte ristoratrice per tutta l'energia spesa il giorno prima a cantare e urlare slogan dietro uno striscione dai toni fantasiosi e accattivanti.
Il mio non è un pistolotto, ma solo una constatazione; che parte dal mio luddismo intellettuale che mi porta ad andare a sbattere violentemente sempre contro la realtà.
Perché se voli alto, come vogliono "quelli che contano", la realtà non l'affronti, la scavalchi.
Ma la realtà ha il brutto vizio di chiedere sempre che il conto venga saldato.